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domenica 24 novembre 2013

Le professioniste con il tumore al seno: ecco tutte le ingiustizie delle lavoratrici di serie B

Afrodite K ha fatto il punto della situazione sulle discriminazioni, ingiustizie e differenze che colpiscono le lavoratrici autonome e le libere professioniste con gestione separata Inps che hanno avuto la fortuna di incontrare un tumore al seno nella loro vita.
Ora, tenendo conto di quante sono le donne, di quante di queste appartengono a questa categoria professionale e di quella che è la percentuale di probabilità che una donna abbia un tumore al seno (circa 10%), ne risulta in modo abbastanza evidente che queste discriminazioni non hanno colpito solo la sottoscritta innescandole una sindrome ossessivo-compulsiva di rivendicazioni di categoria  (poverina, con un tumore, non ci dà più con la testa.....).
Direi che questo è un problema diffuso e che se ne parla poco solo perchè le lavoratrici autonome temono di avere una ripercussione lavorativa negativa. Già si sono ammalate e hanno pochi diritti, se ci aggiungiamo poi che i clienti magari sono poco propensi ad assoldare professioniste meno efficienti e performanti (in teoria, in pratica se ne potrebbe discutere, ma ci vorrà un altro post) avendo invece, in un mercato in crisi nera, da scegliere in abbondanza tra consulenti belle sane e agguerrite.

Una donna che lavora e che ha una diagnosi di tumore al seno deve affrontare non solo le difficoltà legate direttamente alla malattia, ma anche quelle indirette, connesse alla gestione della sua attività professionale.
Gli interventi chirurgici necessari per curare il tumore e le successive terapie necessitano di tempi lunghi e di assenze periodiche, anche quando, dopo una sospensione, la donna ritorna al lavoro. C’è quindi bisogno di opportuni strumenti per conciliare effettivamente questi tempi così profondamente diversi, quelli del lavoro e quelli indispensabili per curare la malattia.

Ma per fortuna lo stato e l'Inps vengono in aiuto......non alle lavoratrici autonome, però. Vediamo perchè con alcune chicche. Care lavoratrici autonome, fate un bel respirone e poi partite a leggere.....

Intanto la c'è la Costituzione stessa:
Articolo 32, comma 1
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Articolo 38, comma 1-2
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano provveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Belli 'sti articoli.....fossero applicati.

Poi abbiamo i DIRITTI IN AMBITO LAVORATIVO:

Collocamento obbligatorio per persone disabili. Le imprese e gli enti pubblici devono assumere gli individui che hanno un'invalidità dal 46 per cento al 100 per cento e che sono iscritti nelle liste speciali del collocamento obbligatorio, in modo proporzionale alla grandezza dell'impresa o dell'ente (L. 68/1999)
Sì, ok, va bè, ma io che ci faccio con questa roba qua......


La lavoratrice ha diritto al cosiddetto periodo di comporto, ossia il periodo predeterminato durante il quale la lavoratrice malata non ha l’obbligo della prestazione lavorativa e nel corso del quale non può essere licenziata, con le necessità connesse allo stato di malattia.
Figo! Solo che una lavoratrice autonoma non se ne fa una cippa di questo

Le lavoratrici affette da patologie oncologiche, per le quali residui una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale verticale od orizzontale. Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve essere trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno a richiesta della lavoratrice.
Fantastico! Ma una lavoratrice autonoma malata  lo "parzializza" a forza il suo lavoro non guadagnandoci assolutamente nulla

Se alla paziente è riconosciuta un'invalidità superiore al 67%, ha diritto di priorità nella scelta della sede più vicina al domicilio e alla precedenza nel caso si chieda un trasferimento. In caso di riconoscimento di stato di handicap in situazione di gravità, il paziente ha diritto ad ottenere il trasferimento alle sede più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso.
Bello! Ma una lavoratrice autonoma spesso viaggia ovunque per lavoro, anche in tutta Italia. Dovrà necessariamente rifiutare degli incarichi se questo comporta uno sforzo fisico eccessivo per i viaggi e/o l'impossibilità di partire per visite mediche e terapie già fissate


Ottenuto il riconoscimento dello stato di handicap in situazione di gravità, è possibile usufruire di permessi lavorativi retribuiti per le cure
Bello! Servisse a qualcosa per una lavoratrice autonoma.....

La paziente oncologica ed il familiare che la assiste possono usufruire di periodi di congedo per cure dal lavoro, tra cui: congedo retribuito di 30 giorni all'anno per cure, congedo straordinario biennale retribuito, congedo biennale non retribuito
Sono sempre più depressa.......

Alcuni contratti nel settore del pubblico impiego, riconoscono i giorni di assenza retribuiti per terapie salvavita (chemioterapia, radioterapia....) che non vengono computati nei giorni di assenza per malattia normalmente previsti
Una lavoratrice autonoma può solo sperare di non averne bisogno.....tanto non gli spetterebbero

E vai adesso con i DIRITTI IN AMBITO PREVIDENZIALE

Pensione di inabilità Inps in caso di: assoluta impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa
Mi auguro per te che non sia il tuo caso perchè vuol dire che devi stare davvero mooolto male, un piede nella fossa.....In ogni caso se sei una lavoratrice autonoma occhio perchè..... se siete in età lavorativa (18-65 anni) e avete ottenuto il riconoscimento di un’invalidità civile pari o superiore al 74%, potete richiedere l’assegno di invalidità erogato per 13 mensilità.
... ma ovviamente non potete più lavorare (nemmeno quel poco che potreste) e c'è uno sbarramento per il reddito pari a 4738€ annue (cioè dovevate essere alla fame prima di ammalarvi). Se siete una lavoratrice autonoma non ce la farete praticamente mai ad ottenere questo assegno se non un anno dopo che vi siete ammalate ma magari nel frattempo il problema non si pone più perchè, per chi ci crede, il Signore magari vi ha chiamato a sè in Paradiso e là potete finalmente trovare pace e abbondanza di risorse

Se a causa della malattia avete anche problemi di deambulazione o non siete più autonomi nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana (alimentazione, igiene personale, vestizione) potete richiedere l'indennità di accompagnamento
Anche qui, dovete stare mooooolto male. meglio non augurarselo

Esiste poi un'indennità di malattia concessa recentissimamente (maggio 2013) alle lavoratrici autonome a gestione separata Inps ma, udite udite, in un anno solare non potete reclamare più di 61 giorni. Se state un pò troppo male e magari come me combattete da mesi con complicazioni postchirurgiche, oppure dovete fare cicli lunghi di chemio o siete in cura per la depressione, rassegnatevi o confidate, se ce l'avete, su un fidanzato, un compagno un marito che lavora, è sano e guadagna in abbondanza. Ah, dimenticavo.... e vi vuole ancora bene ed è rimasto con voi anche se vi siete ammalate.

Detto questo, se siete sopravvissute a queste belle notizie, consultate comunque quello che Afrodite K, in mesi di ricerche, domande, telefonate e code ai patronati ha scoperto dei pochissimi e sconosciuti diritti della lavoratrici autonome a gestione separata Inps che sono state operate al seno. Qualcosa c'è, è pochissimo e quindi, almeno quello, va saputo. Approfondisci



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