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giovedì 28 novembre 2013

Il tumore rende liberi: adesso ho la mia Cancer Card

Uhauuuu, adesso ho una supercarta speciale. Altro che quelle che ti gonfiano il portafoglio fino a farlo scoppiare, stupide carte inutili ed ingombranti. Adesso ho la mia Cancer Card, ed è tutta un'altra vita!.
Ne avevo sentito parlare tanti anni fà in "Un altro giro di giostra" dove Tiziano Terzani affermava "....il cancro era diventato anche una sorta di scudo dietro il quale mi proteggevo, una difesa contro tutto quello che prima mi aggrediva, una sorta di baluardo contro la banalità del quotidiano, gli impegni sociali, contro il fare conversazione. Col cancro mi ero conquistato il diritto di non sentirmi in dovere di nulla, di non avere più sensi di colpa. Finalmente ero libero. Totalmente libero. Parrà strano, e a volte pareva stranissimo anche a me, ma ero felice".

Ero convintissima quella frase di lì di averla capita. E infatti l'avevo capita ma in senso occidentale, compresa. Adesso quella frase l'ho capita profondamente, all'orientale. Adesso la sento, e la vivo.
Ecco che con la mia Cancer Card (così la chiamerebbe la fantastica Marisa Acocella Marchetto, illustratrice newyorkese che ha fatto del suo tumore al seno una fichissima storia a fumetti) adesso mi sono conquistata il diritto a:
  1. Non rispondere al telefono o tenere il cellulare spento quando sono particolarmente stanca e provata e magari ho avuto una giornata pesante tra medici, cure e code in ambulatori oppure quando semplicemente mi dedico a me stessa e sto facendo una sessione di meditazione
  2. Contraddirmi e cambiare idea perchè un tumore ricorda continuamente, come direbbe uno dei miei poeti preferiti, "Mi contraddico, sono vasto, contengo moltitudini" (Walt Whitman)
  3. Essere più diretta ed a dire ciò che penso realmente, se mai questo problema l'avessi mai avuto prima, però adesso c'è l'autorizzazione della Card
  4. Lasciarmi andare ed avere crisi di pianto e momentanei crolli (tanto mal che vada mi becco un "poverina l'hanno operata di tumore.....")
  5. Vivere fino in fondo ciò in cui credo (e non credere e convincermi di qualcosa per poter sopravvivere)
  6. Utilizzare il tumore per scoperchiare dinamiche, relazioni fasulle, maschere, copioni e recite varie: tutti i nodi vengono a galla e dopo o navigano benissimo o affondano
  7. Come risultato del punto 6, eliminare certe persone dalla mia vita, eliminarle proprio, senza se e senza ma
  8. Rischiare di più per ciò che conta realmente, osare, buttarsi, provare
  9. Chiedere, chiedere e di nuovo chiedere. Dichiarare di avere bisogno di aiuto senza aver paura di apparire debole e sfigata. Un tumore è un tumore, ti dà questo diritto anche se sei una donna tosta
  10. Dichiarare pubblicamente la mia vulnerabilità e farne una nuova bellezza, così tutti quelli che mi conoscono adesso possono cambiare disco rispetto all'ormai datato "sei una donna fantastica, tosta e piena di risorse" (venite ad assistere ad uno dei miei momenti down, così poi ne riparliamo và e ci facciamo una bella chiacchierata sulla vulnerabilità esistenziale di ognuno di noi)
  11. Nascondermi dietro un'eroina manga giapponese e le sue tette razzo trasformandola in Afrodite K la paladina dei diritti delle lavoratrici autonome operate al seno. Mica è da tutti. Io posso, io ho la mia Cancer Card!
  12. E infine, la cosa più bella di tutte, il servizio plus della Cancer Card. Recuperare la capacità ed il diritto di indignarmi di fronte alle ingiustizie e lottare per un mondo migliore. Tanto cosa può succedermi di così terribile?, cos'altro? Schiattare? mezzo piede nella fossa ce l'ho già messo......un assaggino l'ho già fatto, grazie

2 commenti:

  1. Questo è un pezzettino del nuovo libro "Quando l'infinito ti viene a cercare"

    "Succede.
    E' successo anche a me. Non un tumore, non un'infarto e nemmeno una banale ulcera, che è sempre lì per dirti che stai inghiottendo senza protestare cose che ti fanno male. Sappilo, il corpo o l'anima possono ribellarsi in tanti modi. Succede quando si parte con il piede apparentemente giusto ma di fatto è quello sbagliato. Quando impari la matematica fino nelle visceri mentre tu vivi solo quando danzi o quando corri come il vento, quando giochi con i bambini, quando ridi.
    A seguire le regole non ci sei mai stata portata, l'hai sempre saputo ma l'hai sempre volutamente nascosto e ignorato.
    Succede se senti qualcosa dentro di te che non vuole, non le piace, non ci sta bene, e tu la ignori per mesi, per anni, per tutta la tua vita.
    Poi non a tutti, ma può accadere, per caso ti imbatti in eventi che ti paralizzano, che ti aprono la terra sotto i piedi e nel contempo squarta i cieli sopra la tua testa, accade che qualcosa si rompe, si spacca e ti ferma.
    Ti ferma.
    Tutto quello che può essere fermato.
    Silenzio, vuoto e paura. Mistero, dubbio, incertezza. Coraggio che cerchi che sai che c'è lì da qualche parte, ma non sempre appare. Dolore per tutto quello che credevi, volevi credere fosse vero, ma ora sai che non è vero per niente.
    Niente.
    Non puoi affidarti a nessuno perché nessuno potrebbe capire cosa succede. Il conforto che cerchi arriva a volte magicamente soave, tenero e dolce. Altre volte si maschera di buonezza ma è terribile, stridente, nauseante, pesante e carico di giudizi o di aspettative o di meschine pretese.
    Tu te ne stai lì con tutto il tuo mondo rotto sfasciato aperto e sfregiato sei sensibile alla luce di una lucciola e al suono del volo di una farfalla.
    Invece arrivano, con i piedi ben inguainati in rigidi stivali di cuoio dai tacchi di plastica. Sono sicuri di quello che fanno. Si muovono, fanno rumore, giudicano e sentenziano, e si aspettano di avere ragione.
    Tu non sai ne nemmeno vale la pena di dirglielo, che non hanno ragione, e che non bastasse non c'è alcun senso che stiano lì a dirti che hanno ragione sulle loro stupide e inutili questioni, non a te, non a te che tu hai visto che c'è ben altro sotto la terra ed al di là dei cieli.
    Non possono capirti e a te non resta di restare lì a cercare di trovare un modo di ridare un senso a quello che accade, usando quello che hai. E quello che hai è tanto, è una cosa immensa, a volte è persino troppo. Per costruire quello che ora sai, per dare un senso a tutto ci vorrebbe essere stati allenati fin da piccoli, a usare le risorse infinite che abbiamo. Ci vorrebbero coraggio e forza. Certo che ce li hai, ma non hai mai imparato ad usarli, non a pieni poteri, PRIMA ti era quasi vietato usarli mentre ORA devi imparare in fretta. perchè non hai altra scelta. Servono per arrivare a domani camminando su terreni che non sono solidi.
    Servono le cose della vita vera. Sono il sostegno e l'amore, sono gli abbracci che durano molti minuti, senza parlare. Le parole servono a poco, quando tutto si è rotto. Servono solo se sono parole che creano cose vere, e belle e nuove, altrimenti non servono a niente ed è meglio tacere.

    Ciao tesoro

    Silvia

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