immagine

sabato 24 gennaio 2015

Malattia e lavoro autonomo: Afrodite K e 24 ore di ordinaria battaglia

La vita di Afrodite K è decisamente particolare. Non è facile districarsi tra la gestione della propria salute, il procurarsi lavoro ed il realizzarlo, il portare avanti la battaglia in difesa dei lavoratori autonomi che si ammalano ed il conseguente rapporto con i media. Ne esce fuori un equilibrismo estremamente complicato per tenere in piedi la propria work-life-health balance. Ecco qua una fotografia di un giorno di ordinaria battaglia. Una fotografia molto seria, ma anche no. Giusto per non dimenticarsi che, in fondo, la vita è anche un grande gioco.


21-22 gennaio 2015
  • ore 18.00: attendo i giornalisti di una rete nazionale a casa mia. Avrei preferito rilassarmi visto che il giorno dopo mi aspetta l'audizione alla Commissione Lavoro della Camera e mi devo alzare all'alba ma che ci vorrà mai a fare un'intervista e qualche ripresa per preparare un servizio su sciopero contributivo e gestione della malattia dei lavoratori autonomi da parte dell'Inps.Forza e coraggio, passerà anche questa.
  • ore 19.00: niente da fare, i giornalisti sono in ritardo. Ok, dai, ottimizziamo. Approfitto per prepararmi dei biscottini naturali da portarmi dietro domani. Non si sa mai e le schifezze che ci stanno nei bar e nelle macchinette io le devo proprio evitare con l'alimentazione terapeutica che ho. Macino grano saraceno e riso basmati integrale, aggiungo un pò di farina di castagne, uvetta e cannella, in forno per 20 minuti e pronti i miei Castagnotti. Anticipo pure la cena e mi preparo un succo vivo con l'estrattore. Barbabietola rossa, carote, mela, finocchio e zenzero. Buonissimo. Me lo sorseggio lentamente con la cannuccia mentre Maypo mi guarda presagendo che c'è qualcosa nell'aria. 
  • ore 21.00: finalmente arrivano. Il mio salotto-studio si anima con cavalletti, telecamere, luci e mentre il giornalista comincia a conoscermi ed i 2 cameramen preparano il setting, il mio gatto zen, immobile e perplesso, osserva il tutto vagamente infastidito.
  • ore 22.30: finalmente di nuovo sola. Cazzarola com'è tardi, domattina mi devo svegliare prestissimo ed ho bisogno di dormire e rilassarmi che la giornata sarà davvero pesante. Metto a posto il salotto e mi faccio venire la brillante idea di scolarmi una megatazzona di camomilla per conciliare il sonno e fare tutta una tirata fino alla sveglia delle 4.00.
  • ore 23.00: doccia calda e a nanna.
  • ore 2.00: ecco lo sapevo, mi sveglio con una vescica piena ed ingestibile, stracolma fino all'orlo di quella camomilla bastarda. Non c'è niente da fare, un ce la fò, mi devo alzare e vado a fare pipì. Ovvia giù, rimettiamoci a letto e facciamo finta di niente.
  • dalle ore 2.00 alle ore 4.00: fisso il soffitto senza riuscire ad addormentarmi stramaledicendo la camomilla e tutta la famiglia delle Asteraceae.
  • ore 4.00: mi preparo la mia supercolazione energetica e terapeutica con la variante del kefir. Sì, lo so, è un'ora assurda per fare colazione, ma io c'ho la pressione bassa e se non mangio qualcosa quando mi sveglio casco giù come un sacco vuoto entro mezz'ora. E poi avrò una giornata impegnativa e poco "sana", almeno così mi doppo un pò prima di iniziare.
  • ore 5.00: prendo la macchina per spostarmi dalla campagna dove abito e raggiungere la città per prendere il meraviglioso regionale che per fare 180 km ci mette solo 2 ore e mezza!!!!
  • ore 5.20: alla stazione mi aspetta tutta la troupe TV al completo che c'hanno da riprendere il viaggio e la giornata di Afrodite K che viene immortalata alla partenza. Mah..., si vede che gli spettatori s'eccitanoo davvero con poco. Sono le 5.30 del mattino, sono sveglia dalle 2.00, in video, ne sono certa, mostrerò fisicamente il meglio di me e magari con questo servizio mi ci trovo anche il ganzo.
  • dalle ore 5.30 alle 8.00: tragitto in treno, interviste, riprese, preparativi sotto gli occhi assonnati e vagamente incacchiati dei pendolari che si chiedono "ma oh chi cazzo è questa qui?". Me lo chiedo anche io, tranquilli. Se ero una persona normale, ero ancora a letto che dormivo e c'avrei avuto un risveglio più morbido con il gatto che mi faceva nasino-nasino.
  • ore 8.00: transumanza dall'ultimo binario di Roma Termini (chi lo conosce sa cosa vuol dirsi farsi tutto il drittone per arrivare all'entrata della stazione) e ricerca di un taxi perchè siamo già stretti, alle 8.45 inizia l'audizione. Uno dei cameramen blocca un taxi che si è accostato per caso. Cameramen, ti adoro. Per un secondo mi sento una newyorkese glamour invece che una maremmana attivista per i diritti civili. Un secondo solo però, poi passa. Lascio il posto davanti al cameramen che trasporta una mega telecamera e mi posiziono dietro tra l'altro collega ed il giornalista. Che culo, sotto il sedere mi ritrovo la parte dura del sedile e per un secondo mi sembra d'essere un pennuto sul suo trespolo. Per un secondo però, poi passa anche quello. Del resto la mia vita ha smesso di essere comoda da un bel pezzo e, a dirla tutta, comoda non lo è proprio mai stata.
  • ore 8.20: arrivo in Commissione Lavoro della Camera per la seconda volta in 3 mesi. Manco il tempo per un caffè o una minicolazione di rinforzino (ringrazio la mia colazione superenergetica che mi impedirà di svenire). E su al quarto piano, stesso sfarzo, stesse procedure, stessi arredi e divani di pelle bordeaux. E pensare che è pure il mio colore preferito ma, che dire, lì mi fa tutto un altro effetto....
  • ore 9.30: ok è fatta, usciamo da qua che mi manca un pò l'aria va. No, cavolo, non è finita. Intervista con la TV che aspetta fuori. Sono le 9.30, sono sveglia dalle 2, comincio ad accusare una leggera stanchezza, ho due occhiaie che mi ricordano le buche-compostiere che ho fatto nell'orto. Posso solo sperare che quel poco trucco in faccia che mi sono messa alle 4 del mattino sia almeno rimasto ben appiccicato addosso. Mi sa proprio che il ganzo con questo servizio non lo trovo.
  • ore 10.30: prendo un autobus per tornare a Termini ma senza troppa fretta tanto il treno (che, grazie Signore che ci sei, è una FrecciaBianca da un'ora e mezza soltanto) fino alle 12.00 non parte.
  • dalle 11.00 alle 12.00: rifugiata in un bar della stazione accendo il portatile per ottimizzare l'oretta lavorando un pò perchè in tutto questo ambaradan non è che io sia in permesso premio e la pagnotta me la devo guardagnare altrimenti non mangio. Ma è dura davvero perchè con la stanchezza che ho ormai addosso mi ci vorrebbero i metodi orrifici che Dario Argento ha utilizzato in molti dei suoi film per tener aperti i miei occhi ormai andati. Mi consolo un pò gustando i Castagnotti preparati la sera prima insieme ad un orzino caldo.
  • dalle 12.00 alle 13.30: in treno finalmente mi coccolo un pò sparandomi un'ora e mezza di reiki intensivo. Qualcuno mi guarda un pò perplesso. Mentre sto facendo l'attivazione con le mani sul cuore la signora di lato mi lancia un sorriso di complicità pensando che stia pregando. Bello, tutto sommato, lasciarglielo credere. Mentre sposto le mie mani nelle varie posizioni, 2 colleghi in fondo, si chiedono se si stanno perdendo qualche succulenta pratica autoerotica. Ragazzi, lasciate perdere, sono Afrodite K e ho smesso di essere normale da un pò. 
  • ore 14.00: rientro alla mia cuccia. Il mio gatto zen mi accoglie festoso. Me lo stritolo sbaciucchiandolo ovunque e questo mi fa provare quel calduccioso senso di casa che fa resuscitare i morti. Ok dai, scarichiamo le mail, gestiamo le urgenze mangiamo un pò di frutta fresca e poi prepariamoci per il resto della giornata perchè un n'è mica finita qui. Mi strucco, ma ormai c'è rimasto poco addosso, docciona calda e vestiti comodi. Mi preparo per una visita medica fissata da tempo (eh sì, perchè in tutto questo ambaradan io c'ho da pensare pure alla mia salute ed al monitoraggio del mio tumore) e riparto trepidante per far analizzare le mie ovaie, l'utero e tutto l'ambaradan.
  • ore 15.50: in sala d'attesa per la mia visita ginecologica. Dopo il tumore al seno le mie ovaie e l'utero hanno prodotto un pò di roba qua e là e voglio capirci meglio, quindi ho chiesto un ulteriore consulto a pagamento. Un'ora e mezzo ad aspettare. Devo proprio dare un senso a questi 90 minuti sennò sclero. La prima parte la passo a dormire. Fortunatamente la poltroncina è comoda. Mi metto il giacchetto dietro la schiena per recuperare la lordosi naturale perduta ormai con tutte quelle ore di treno e appoggio il capino al muro. Gli altri mi guardano un pò perplessi, paro una barbona (della specie i "nuovi poveri"). Poi mi metto a fare un altro pò di Reiki. A questo giro, essendo in una sala d'attesa ginecologica, con le mani sulla panza mi dispensano tutti sguardi amorevoli pensandomi in dolce attesa. Dalla diagnosi di tumore ormai sono diventata una abituè delle sale d'attesa mediche e non e quindi mi diverto un pò anche ad osservare la fauna umana che mi si presenta intorno: un pullulare di spippolatori iphoniani (i più tristi una mamma ed un figlio che operano in parallelo) misti agli sguardi inconfondibili degli accompagnatori maschili (ok, sono qui, le sto vicino, l'accompagno e faccio quello che lei si aspetta da un bravo marito ma vorrei essere da un'altra parte e sopratutto non entrare dentro con lei!).
  • dalle 17.20 alle 18.00: 40 minuti di visita ginelocologica con ecografia transvaginale annessa (la cui essenza è tutta in quel "trans" che la dice lunga a chi non l'abbia mai provata sul livello di intrusione nel proprio ambaradan pelvico). 
  • ore 18.00: finalmente è finita anche questa va. Esco felice con  il responso decisamente positivo "utero fibromatoso ma il resto tutto ok, controlli un pò più serrati dato il precedente del tumore al seno". Un pò meno gaia invece per la sensazione sublime che la visita ginecologica ti lascia sempre addosso e soprattutto per quelle 154,59 euro lasciate al desk con tanto di ricevuta e bollo alla faccia di chi continua a credere che i professionisti siano tutti evasori. Prima di tornare a casa approfitto per comprare un flaconcino di olio di semi di lino che consumo quotidianamente nella mia colazione superenergetica.
  • ore 19.00: di nuovo a casa. Il gatto è sempre più perplesso, non capisce bene che cavolo di vita sto facendo, ma si fida e si limita a starmi accanto senza troppe domande. Una mezzora di meditazione ed un succo vivo mela, arance, carote e broccoli.
  • ore 20.30: in pista tra salsa, bachata e kizomba con gli amici delle lezioni di ballo caraibico. Stacco il cervello, dimentico battaglie sociali e monitoraggi medici, seguo solo il ritmo della musica linguaggio universale di armonia e tregua dell'anima.
  • ore 23.00: ok sono accesa dalle 2.00 di stamani, sono passate 21 ore stecchite, il gatto mi chiede di accoccolarsi in fondo al letto e io la forza di dirgli di no non ce l'ho proprio. Ormai sono cotta a puntino. Adesso mi accuccio anche io e senza camomilla.
Giornata assurda? Beh, non è la prima che passo così, probabilmente non sarà nemmeno l'ultima, e la battaglia prosegue.....

Nessun commento:

Posta un commento