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giovedì 29 gennaio 2015

"Crisi da sovraindebitamento": basta essere inseguiti da Equitalia se la partita iva si ammala!

Da quando mi occupo di lavoro autonomo e malattia e porto avanti una battaglia per la tutela delle partite iva che si ammalano gravemente, mi hanno scritto tantissime persone (professionisti, artigiani, commercianti) disperati per l'accumularsi di debiti e perseguitati dalle cartelle esattoriali di Equitalia. Non sto qua a rimarcare la denuncia e la rabbia per questo dover essere puniti per aver osato ammalarsi. Tutto questo Blog ne parla e non solo. In questo post mi vorrei soffermare su qualche buona notizia per difendersi dagli studi di settore e da Equitalia se siete lavoratori autonomi ammalati e magari, per questo, indebitati.

Cominciamo con il capire cosa sono le disposizioni in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento della legge n.3 del 27 gennaio 2012. Il sovraindebitamento è la situazione di squilibrio economico tra i pagamenti da effettuare e il patrimonio del debitore. Questo tipo di procedura è attivabile dai debitori non soggetti al fallimento (piccoli imprenditori, professionisti, privati in genere, ecc.). Il procedimento per la composizione delle crisi da sovraindebitamento permette di rivolgersi al tribunale con una proposta che, se accolta, diventerà vincolante per i creditori, anche se non si prevede il pagamento integrale di tutti i debiti. Il tribunale competente è quello del luogo in cui il debitore ha la residenza o la sede.

Secondo una recente sentenza si paga in base alle proprie possibilità e questo forse potrebbe risultare utile anche a quei lavoratori autonomi che, con il sopraggiungere di una malattia grave o prolungata, sono entrati in difficoltà economica, in una situazione di crisi già in corso, ed hanno iniziato ad accumulare debiti con Equitalia.
Un principio semplice ma che in Italia non è mai stato applicato, se non in rarissimi casi. Uno di questi casi si è verificato di recente al Tribunale di Busto Arsizio (settembre 2014) dove una donna che aveva ricevuto una cartella esattoriale di Equitalia da 86 mila euro è riuscita ad ottenere una riduzione del quantitativo da pagare pari all'87%.
Partita nel 2002, la vertenza ha visto la contribuente fare fronte a un debito inevaso nel 1996: l’ammontare della cifra contestata alla signora Stucchi era pari a 26 milioni di lire, che, però, diciannove anni or sono, con stipendio poco sopra il milione di lire e due figli a carico, non poteva saldare. Così, ha raccontato l’avvocato, l’importo è schizzato a 51mila euro nella cartella reclamata da Equitalia, cui si sono aggiunti 31mila euro di interessi e ulteriori 278 di compensi di riscossione. La prima richiesta della difesa è stata quella di arrivare a una rateizzazione del debito, che avrebbe consentito alla contribuente di fare fronte al debito reclamato da Equitalia con maggiore tranquillità. Poi, però, in base alla legge sulla ”Composizione della crisi da sovraindebitamento” si è arrivati alla definizione di un debito assai inferiore, appurato il patrimonio detenuto dalla donna, titolare di una porzione della casa ereditata a seguito della morte del padre. Valore calcolato: 11mila euro. Il giudice, Carmelo Leotta, applicando la norma del governo Monti – che l’esecutivo di Enrico Letta aveva ritoccato – ha accettato. Una vittoria importante per consumatori e piccoli imprenditori che apre nuovi scenari per coloro che si ritrovano cartelle esattoriali spropositate rispetto al proprio reddito. La causa vinta dall'avvocato della donna, Pasquale Lacalandra del foro di Milano, è sicuramente il primo caso in Lombardia di applicazione della legge 3 del 2012 che punta a risolvere le problematiche dei cittadino verso finanziarie e banche attraverso la “Composizione della crisi da sovraindebitamento”, poco conosciuta ma che potrebbe dare un supporto concreto a chi è in difficolt.. Ognuno paga secondo le proprie possibilità una volta provata la meritevolezza da parte del cittadino. In Germania, Francia e altri paesi europei seguono questo principio da 40 anni. L'Italia lo ha recepito per ultimo ma i casi nei tribunali aumentano sempre di più. Sono tanti, infatti, i consumatori e piccoli imprenditori che, a causa della crisi, hanno visto peggiorare la loro situazione economica, non riuscendo più a far fronte ai debiti contratti. Per questi soggetti che non possono accedere a concordati preventivi e fallimentari, un aiuto arriva dalla sentenza del Tribunale di Busto Arsizio che ha applicato questa legge a ottobre dello scorso anno, approvando uno dei primi “Piani del consumatore” in Italia, consentendo ad una impiegata in cassa integrazione, di risolvere definitivamente una situazione debitoria complessa. Il debito di 86mila euro nei confronti di Equitalia è stato così ridotto a 11mila euro (-87%), un importo individuato in base alle attuali possibilità economiche della debitrice. Il legale milanese, che negli ultimi mesi ha seguito diversi casi di sovraindebitamento tra cui la vicenda in questione, commenta: «La particolarità del piano omologato dal Tribunale di Busto Arsizio, oltre a essere uno dei primi in Italia, consiste nell’aver risolto una grave situazione debitoria causata da una cartella esattoriale Equitalia, che tra interessi e sanzioni ha raddoppiato l’importo iniziale dovuto. Una situazione che affligge in Italia moltissimi consumatori e imprenditori che hanno adesso uno strumento legislativo a loro tutela.”

Non solo..... Forse arriveremo finalmente anche alla rottamazione degli studi di settore di cui Afrodite K ha già parlato?
Secondo il direttore dell'Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi se un imprenditore ha motivi seri, certi e documentabili per non adeguarsi allo studio di settore non deve adeguarsi. Si tratta di un'affermazione clamorosa fatta nel corso del Forum Lavoro organizzato dai consulenti del lavoro soprattutto se proviene dal numero uno del fisco italiano. Il messaggio «politico» è davvero forte. Nel dettaglio, la Orlandi ha spiegato che gli studi di settore «non sono uno strumento catastale, ma uno strumento di accertamento e nessuno è obbligato a pagare per reddito che non ha. Se siete convinti che i vostri dati siano corretti non adeguatevi». "Sul mondo degli studi di settore - ha detto Orlandi - credo profondamente ci sia un'incomprensione di fondo. Gli studi di settore sono un modo di leggere la realtà, con tutti i problemi che possano avere in un momento di crisi come questo, sono una fotografia". Una fotografia che, a volte, "é troppo diversa dalla realtà", ha concluso ricordando di aver invitato, in una circolare interna all'Agenzia, ad un "utilizzo cauto delle presunzioni".

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