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lunedì 5 gennaio 2015

Lavorare con il cancro: una nuova sfida per la Direzione del Personale delle aziende

Riporto qui un articolo che ho scritto e che è stato pubblicato dall'AIDP Associazione Italiana per la Direzione del Personale. La ricerca e l'approfondimento del tema cancro e lavoro è davvero recente ed apre un nuovo filone che andrà sempre più esplorato, anche per fornire alle direzioni del personale strumenti e strategie da adottare tenendo conto che in futuro 1 persona su 2 si ammalerà di cancro.


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L'11 settembre 2014 sono andata a Roma per il Convegno "Pro Job: lavorare durante e dopo un cancro. Una risorsa per l'impresa e per il lavoratore" organizzato da AIMaC Associazione Italiana Malati di Cancro, ADAPT, Università degli Studi di Milano (ecco qui il programma). Ci sono andata come cittadina, come paziente oncologica, come Afrodite K per la battaglia dei lavoratori autonomi ad una malattia tutelata ed infine, essendo una consulente ed una formatrice aziendale, ci sono andata anche per approfondire un argomento che nel prossimo futuro dovrà, all'interno delle aziende, richiedere una gestione più consapevole e strutturata.
Il rapporto cancro e lavoro sarà una questione sociale (e produttiva) sempre più importante nel futuro. Perché? Beh, non ci vuole poi molto a capirlo. Le patologie tumorali sono in aumento (in futuro 1 persona su 2 si ammalerà di cancro), diminuiscono le percentuali di mortalità per tumore, l'età pensionabile si allontana sempre di più, i tumori aumentano tra i giovani (ancora in età lavorativa). Mettete un pò tutto insieme e fate un po' voi i conti: ci saranno sempre più persone che vorranno (e dovranno) lavorare convivendo con il cancro. Questo ragionamento potrebbe valere che per le malattie croniche in generale (diabete, malattie respiratorie e cardiovascolari, tumori, HIV, epatite e malattie mentali) ma è comunque opportuno soffermarci nello specifico sulle patologie tumorali per una questione di auto (paziente/lavoratore) ed eteropercezione (datore di lavoro). Il cancro viene maggiormente associato alla morte e percepito (a torto) come incurabile.
Rispetto all'attività lavorativa viene considerato molto più spesso "una rogna" da nascondere e quindi crea problematiche specifiche.
Analizziamo insieme alcuni importanti dati e suggestioni del convegno che ha visto, tra i partecipanti, importanti aziende come Enel, Unicredit, Inail.
L'entità della questione è davvero enorme. Nel 2013 in Italia sono stati diagnosticati 366.000 nuovi casi di tumore e sono 700.000 le persone con diagnosi di cancro in età produttiva.
I dati statistici parlano chiaro, la persona vuole ricominciare a lavorare. Non c'è alcun dubbio che l'attività professionale rappresenta a tutti gli effetti un bisogno ed un desiderio del malato. Lo sostiene oltre il 90% degli intervistati (Sondaggio Aimac-Piepoli del 2008). Il lavoro fa parte quindi del proprio processo di guarigione, lo accelera. Non solo, la crisi economica renderà il rientro a lavoro non solo un desiderio ma anche una necessità.
I dati del 4° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici realizzato da Censis-Favo (2012) evidenziano che le forme di gestione flessibile per conciliare lavoro e cure oncologiche sono ancora poco note e non influiscono in modo significativo sulla vita dei molti pazienti coinvolti. Il 78% dei malati oncologici infatti ha subito un cambiamento nel lavoro in seguito alla diagnosi: il 36,8% ha dovuto fare assenze, il 20,5% è stato costretto a lasciare l'impiego e il
10,2% si è dimesso o ha cessato l'attività (in caso di lavoratore autonomo). Pochi conoscono e utilizzano le tutele previste dalle leggi per facilitare il mantenimento e il reinserimento: solo il 7,8% ha chiesto il passaggio al part-time, un diritto di cui è possibile avvalersi con la Legge Biagi, poco meno del 12% ha beneficiato di permessi retribuiti (previsti dalla Legge 104 del 1992), solo il 7,5% ha utilizzato i giorni di assenza per terapia salvavita e il 2,1% i congedi lavorativi. Difficile soddisfare le esigenze produttive rispettando quelle legate alla cura. Questa situazione interessa anche i familiari o amici che assistono i malati in modo continuativo.
La questione in realtà riguarda molte più persone di quanto si creda. Non solo i malati stessi. Non è da trascurare il fatto che ad ammalarsi può non essere il dipendente, ma il suo partner o i suoi figli. In questo caso si diventa tecnicamente "caregiver" con tutte le problematiche psicologiche (e produttive) correlate. Morale? La questione cancro e lavoro è una questione sistemica.
Il tema cancro e lavoro non si esaurisce con le tutele legali ed il welfare assistenzialistico. Gli aspetti psicologici e gli impatti sulla produttività lo rendono un problema veramente complesso e multidisciplinare. Non è un caso che al convegno tra i relatori c'erano psicologi, giuslavoristi, medici.....
Non c'è niente da fare poi per l'attuale sistema di welfare che è destinato a morte sicura per la sua inapplicabilità al nuovo mercato del lavoro, ai nuovi lavoratori, insomma al mondo che cambia.
Calcolando che lo Statuto dei lavoratori è degli anni '70, occorre passare da un welfare di tipo assistenzialista estremamente differenziato ad un welfare della persona (indipendentemente dalla sua attività professionale.
Un diritto ignorato è un diritto negato. Occorre, quindi, puntare sull'informazione prima ancora dell'investimento nel migliorare ciò che esiste. Molti, troppi malati non conoscono affatto i diritti e le tutele esistenti in caso di patologie oncologiche.
Interessante l'approccio organizzativo con il quale è stato affrontato nel convegno il tema cancro e lavoro. La questione non riguarda solo il malato ma anche tutto il contesto lavorativo in cui è inserito: colleghi, collaboratori, capi, direzione del personale che spesso necessitano loro stessi di dritte, supporto, formazione per co-gestire questa nuova variabile e co-adattarsi al cambiamento.
La ricerca e l'approfondimento del tema cancro e lavoro è davvero recente ed apre un nuovo filone che andrà sempre più esplorato, anche per fornire alle direzioni del personale strumenti e strategie da adottare.
Per adesso l'esempio più interessante è proprio il progetto Pro Job proposto da Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC), Università di Milano, INT di Milano e Fondazione Insieme Contro il Cancro. Pro Job è stato premiato nell'ambito del Sodalitas Social Innovation Award, quale iniziativa più meritevole della categoria Italia Salute. Il progetto prevede strumenti volti a promuovere l'inclusione dei lavoratori malati di cancro nel mondo produttivo, sensibilizzare il management a creare per il malato condizioni ottimali nell'ambiente di lavoro, agevolare i lavoratori che hanno parenti malati a conservare il lavoro come previsto dalle tutele normative vigenti, disincentivare il ricorso a procedure inadeguate per fronteggiare le conseguenti difficoltà sul lavoro.
Pro Job, anche grazie al coinvolgimento di ADAPT, la scuola fondata da Marco Biagi, e del suo gruppo di esperti, prevede anche lo sviluppo di interventi personalizzati di sostegno psicologico all'interno della stessa azienda.

Di seguito una serie di materiali di approfondimento su questo argomento: 

Materiali del Convegno "Cancro e Lavoro: lavorare durante e dopo un tumore"
Progetto Pro Job
Guide sui diritti del malato di cancro:
Guida AIMaC (11a ed. 2014)
Guida LILT Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (2012):
Guida dell'ASl Firenze (2011)
Le informazioni di oncoguida.it
Articoli:
Daniela Fregosi, consulente e formatrice aziendale e cancer blogger su Afrodite K

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