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venerdì 31 ottobre 2014

Care partite iva, le rane sono nate per saltare, non per farsi lessare

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Sotto la pentola il fuoco è acceso e l’acqua si riscalda lentamente. Piano piano diventa tiepida e la rana, trovando quell'ambientino decisamente gradevole, continua tranquilla a nuotare. La temperatura continua a salire, adesso l’acqua è calda. La temperatura per la rana comincia a non essere più così piacevole, si sente anche un pò stanca ma tuttavia non si spaventa. Ad un certo punto l'acqua diventa davvero troppo calda. La rana ormai è decisamente a disagio, ma si è indebolita, non ha più la forza di reagire. Decide di sopportare ancora un pò sperando che le cose cambino e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.

Il fenomeno della rana bollita risale ad una ricerca della John Hopkins University nel lontano 1882. Durante un esperimento, alcuni ricercatori americani notarono che lanciando una rana in una pentola di acqua bollente, questa inevitabilmente saltava fuori per trarsi in salvo. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldando la pentola lentamente ma in modo costante, la rana finiva inevitabilmente bollita.

Purtroppo questo fenomeno non possiamo relegarlo solo al mondo delle rane. Noi esseri umani ci siamo invischiati fino al collo. Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ormai siamo abituati. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e – oggi – ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone facendole diventare vittime assolutamente inconsapevoli.

Noi lavoratori autonomi siamo diventati ormai ranocchie lesse. La storia dell'aliquota Inps della gestione separata sembra ripercorrere la storiella della rana bollita, pari pari. Dal 10% del 1996 lentamente ed inesorabilmente siamo arrivati al 27,72% e la legge Fornero ha applicato un timer al nostro fornello che si surriscalderà ancora fino ad arrivare al 33,72% dal 1° gennaio 2018. Tutti lì, a bagno, mezzi bruciacchiati ma ancora ad aspettare che succeda qualche miracolo, che dal cielo divinità ed angeli custodi tutti scendano a difenderci dall'ingiustizia e dalle discriminazioni.
In realtà fino ad oggi, almeno per il popolo delle partite iva freelance, l'unica a scendere ed a muovere il culo è stata solo ACTA, un'associazione che raggruppa i consulenti del terziario avanzato, quel mondo frastagliatissimo ed ignorato da tutti (istituzioni, politica e spesso anche dagli altri lavoratori) formato da ricercatori, formatori, informatici, designer, grafici, traduttori e interpreti, esperti di marketing e di organizzazione, operatori audiovisivi, illustratori, organizzatori di eventi ed in genere le professioni tecniche che offrono consulenza alle imprese pubbliche o private.
ACTA è nata nel 2004 dall’iniziativa di un gruppo di professionisti, è indipendente dai sistemi di rappresentanza politica e si propone di colmare il vuoto nel sistema di rappresentanza del mondo del lavoro creato da associazioni sindacali e imprenditoriali incapaci di rappresentare anche gli interessi dei freelance, sia perché i loro target di riferimento sono altri, sia perché si cerca di andare verso nuove modalità di rappresentanza. Le azioni e le richieste di Acta non rientrano in una logica corporativa, ma sono principalmente richieste di equità, di riforme che mirino all’eliminazione di discriminazioni o all’estensione di diritti che dovrebbero essere universali. 
Acta è decisamente conosciuta ormai da media ed istituzioni, ha un sito frequentatissimo con moltissimi utenti registrati che così possono aver accesso a moltissime informazioni sui loro diritti e sulle novità che riguardano il loro lavoro di freelance. Fantastico, no?
Beh, sì...il problema però è che ancora un sacco di rane lesse continuano a stare a bagno mezze ustionate e stanno a guardare. Stanno a guardare anche Acta, quello che combina, quello che riesce ad ottenere e, quando ci sono dei risultati, magari trovano pure la forza, di applaudire e gridare "Brava Acta, continua così, sei tutti noi".
Ma dietro ad Acta non ci sta alcun potere forte, nessun megafinanziatore che supporti le numerose battaglie che sta portando avanti. Acta è fatta da quegli stessi professionisti che rappresenta. Purtroppo non da tutti però. Acta è ciò che è grazie a quelle poche ranocchie che, stanche morte, mezze tramortite e semicotte, da quel pentolone sono uscite e nonostante la fatica di andare avanti dedicano il loro tempo, le loro conoscenze ed il loro supporto all'associazione e quindi a se stesse.
Morale? 
Posso decidere di essere una rana tonta che si lascia bollire senza speranza. Va beh, il mal voluto non è mai troppo, buona cottura.
Posso decidere di essere una rana accaldata e mezza bruciacchiata che dal pentolone la forza di uscire l'ha anche trovata ma che una volta aperta la mente si siede accanto al fornello. E lì seduta comincia a guardare un pò la fiamma ed il pentolone, un pò il mondo fuori, aspettando che il pentolone sparisca e che arrivi la principessa che con un bacio appassionato trasformi l'anfibio malandato in un principesco ed azzurro freelance con tariffe da urlo, diritti e tutele, tasse giuste e magari pure un nuovo look strafico. E brava ranocchia morta di sonno, fare un pò di fatica per difendere i propri diritti, no eh? Credi che i diritti siano una roba che è dovuta solo perchè stanno scritti nella Costituzione? Povera rana fessa. Per i diritti si combatte, con fatica, ci si sporca le mani e ci si mette del proprio.
Posso decidere di essere una rana che esce dal pentolone bollente e si rimbocca le maniche partecipando attivamente e muovendo il culo visto che le nostre zampette sono fatte per saltare.
Chiunque abbia proposte ed idee interessanti può trovare in Acta un alleato attento e pronto a partire. La mia storia lo dimostra in pieno. Quando Afrodite K ha fatto outing ed aperto il suo Blog a novembre 2013 chiedendo appoggio ad Acta, già a dicembre 2013 i giochi erano fatti ed Acta era già sul pezzo insieme a lei per la difesa dei lavoratori autonomi che si ammalano gravememente. Da lì è stato un crescendo. La Petizione "Diritti ed assistenza per i lavoratori autonomi che si ammalano" partita a febbraio 2014 e, nell'agosto 2014, il Crowfunding per coprire le more della disobbedienza contributiva di Afrodite K. Vi basta come esempio?.

Soffermandomi anche solo sulla questione malattia (che non è solo la malattia in sè, è una roba super simbolica, una sorta di grimaldello apri porta, della serie riuscire ad esistere come lavoratori autonomi che si ammalano significa rivendicare comunque un'esistenza tout court), le firme raggiunte con la Petizione ad oggi sono oltre 48.000. In realtà nulla se pensate al numero di persone sulle quali l'argomento impatta....Quello che ho potuto constatare è che il passa parola fa moltissimo, ma la gente si limita al passaparola quello meno impegnativo, pensa che cliccando mi piace su Facebook e mettendo la Petizione sulla propria bacheca si risolva tutto. Manco per idea, forse si tranquillizza la coscienza (con qualcosa che costa fatica zero). Partecipare e fare passa parola è ben altro.....Quanti di voi, per esempio, si sono messi a fare un mailing a tappeto per far conoscere e firmare la Petizione "Diritti ed assistenza per i lavoratori autonomi che si ammalano"? Lo capite che oltre 48.000 sono sì tante, ma avremmo i numeri, soprattutto su una Petizione che si firma da sola, per sommergere letteralmente il Governo con le nostre adesioni? Niente arriva gratis, lo stare a guardare Acta o Afrodite K in quello che fanno e poi in coro partire con un "bravi forza, continuate così!, non basta. Occorre partecipare attivamente, fare mailing attivi, scomodare i propri contatti, tra personaggi famosi, politici, significa faticare......
Ecco, questa ce l'avevo in panza da un pò e sulla scia dei "Cara Anna e Daniela, siete state fantastiche all'audizione della Camera", adesso la tiro fuori. In più di un anno che seguo questa battaglia a tempo praticamente pieno, ledendo fortemente anche il mio lavoro (perchè adesso non solo mezza Italia sa che sono una paziente oncologica ma anche una gran rompipalle ed i clienti sotto sotto non hanno più tutto questo interesse a chiamarmi), di una cosa mi sono resa conto. Se le partite iva continueranno ad essere cani sciolti, individualisti e poco cooperativi, non andremo da nessuna parte. Se faranno andare avanti sempre gli altri perchè loro non hanno tempo, devono lavorare e procurarsi clienti e poi....tanto, non serve a niente, non solo continueranno a lessarci a puntino, ma dopo ci si papperanno tutte intere!  Quei pochissimi che hanno fatto cose concrete per dare una mano investendo il loro tempo, spremendosi le meningi, attivando i propri contati, sono stati utilissimi ed un grazie gigante da parte di tutti va anche a loro!!. Ma sono ancora troppo pochi rispetto all'intero "popolo delle partite iva".

Se proprio non ce la fate, se c'avete anche voi come tutti le vostre rogne da gestire (nessun altro più di me vi può capire visto che io sto gestendo un tumore, debiti con l'Inps e difficoltà economiche) e non riuscite a dedicare tempo a questa battaglia, beh, almeno aiutate gli altri a combattere. Un esempio? Le quote associative di Acta non sono un optional, permettono ad un'associazione indipendente che non ha finanziatori, di esistere e sopravvivere, non ve lo scordate!.

Conclusioni. 
Come siamo messi da partite iva inesistenti e senza diritti lo sai.
Cosa sta facendo Acta (ed i suoi attivisti di cui io sono un esempio, ma ci sono tante altre persone in gamba che si fanno un mazzo tanto) è sotto gli occhi di tutti.
Dacci una mano, esci dal pentolone e partecipa anche tu....perchè siamo rane, nate per saltare, non per essere lessate!! 


1 commento:

  1. GASP!!! Anzi, CROC!!!
    Questo articolo mi ha scosso parecchio...
    Per favore continua a stimolarmi/ci perchè davvero non mi ricordo più come si salta! L'idea di un contributo ad Acta è ottima, altre idee fattibili? Grazie.

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