immagine

venerdì 9 maggio 2014

Cancro al seno: e basta col mito delle sopravvissute!

Il tumore al seno con la sua altissima incidenza rappresenta uno dei tumori più studiati, sul quale si raccolgono più fondi, che viene più mostrato dai media. E' evidente quanto le tette facciano audience, sempre, pure quelle tumorate soprattutto se ad essere mostrate non sono quelle cicatrizzate ma quelle delle vip e delle belle topolone, grandi e sode. Oltre a tutto questo ci dobbiamo pure sorbire il mito delle guerriere sopravvissute che hanno vinto sul cancro: le breast cancer survivors.

Intanto cominciamo a capire cosa la medicina intende per sopravvissuti al cancro. E già lì scopriamo che la questione è meno banale di quello che sembra e di ciò che ci viene mostrato soprattutto dai media. 
"Con il termine sopravvissuti ci si riferisce a pazienti oncologici che, in un passato recente o remoto, hanno avuto una diagnosi di tumore e che risultano in vita in un dato momento. Questa definizione include quindi: i pazienti che si sono ammalati di recente, o molti anni prima, i pazienti guariti, i pazienti che sono in trattamento o che sono in terapia per ricaduta e i malati terminali. Convenzionalmente, le persone che hanno avuto una diagnosi di tumore da oltre 5 anni si definiscono “lungo sopravviventi”, tuttavia questo definizione non è univoca, variando in relazione al tipo e alla gravità del tumore, oltre che alla disponibilità di trattamenti efficaci, alle condizioni generali di salute ecc. ad esempio oggi in Europa circa il 75% delle pazienti con tumore della mammella è in vita dopo dieci anni dalla diagnosi. Ma le persone sopravviventi al cancro possono essere considerate veramente guarite? Sono in corso vari dibattiti a livello internazionale sulla definizione di “guariti dal cancro”. Si può dire che sono potenzialmente guariti i pazienti che, sopravvissuti oltre un certo peridodo dalla diagnosi, hanno un'aspettativa di vita paragonabile a quella delle persone non colpite da tumore. E’ invece molto più complicato, quando si parla di singoli pazienti, avere una definizione generale di guarigione. Per questo motivo spesso si preferisce parlare di “lungo sopravviventi liberi da malattia” piuttosto che di “guariti”. Teoricamente i “lungo sopravviventi liberi da malattia” sono quei pazienti liberi da malattia e che non effettuano nessun trattamento da oltre 5 anni."
Fonte tumori.net

Insomma il concetto di guarigione, quando si parla di tumore e soprattutto di tumore al seno, è molto "ballerino". Ne ho già parlato altrove (Non chiedetemi se sono guarita, non lo sò!). Per questo messaggi come quelli che stà lanciando la cantante Anastacia con frasi del tipo "A proposito: sono libera dal cancro per sempre" sono davvero fuorvianti.......

Insopportabile è poi la carrellata mediatica delle storie delle donne "toste", le guerriere che, con il loro fortissimo amore per la vita, la loro voglia di non mollare, la loro guerra contro il cancro, riescono a sconfiggerlo sopravvivendo alla grande e mostrandosi belle, splendide, pelate ma sorridenti, acciaccate ma felici, come a dirci "quasi quasi cancro è bello". 
Guai a mostrare però il lato oscuro della malattia, le cicatrici, le donne morte, le metastasi che arrivano anche a distanza di anni, le recidive a go go (dopo 2, 5, 10 o 20 anni), l'arrivo di nuovi tumori, gli effetti devastanti delle terapie, la vita sessuale che sballa, l'impossibilità di avere figli, la depressione, i dolori, le braccia che gonfiano come zampogne per i linfedemi.....
Questo proprio no, non fa audience, non è adatto alla raccolta fondi, non deve essere mostrato. Perchè quelle sono le donne deboli, quelle che non lottano abbastanza e non sono sufficientemente toste per essere testimonial di raccolte fondi, vendita di gadget e marketing delle tette femminili.
Il mantra che và ripetuto a noi stesse ed al mondo è: la mortalità del cancro al seno si è abbassata moltissimo. Il cancro al seno basta prevenirlo. Cosa succede poi dopo quando lo screening che te l'ha trovato, sono fattacci tuoi.
Il resto, sono donne sfigate che fuoriescono dalle statistiche, che forse non hanno lottato abbastanza, che hanno perso la loro battaglia, non meritano di essere citate, meglio buttarsi sulle guerriere vere, quelle che patiscono le pene d'inferno, ma non mollano, mai. E così si dimostrano vincenti con le loro unghie laccate di rosa e le magliettine con i fiocchini rosa.
Non parliamo poi di quelle che non ci pensano proprio a rovinarsi la qualità della vita con terapie che la compromettono pesantemente nella sua quotidianità per anni e anni? Per carità, quelle proprio no, non esistono, non se ne parla. Sono rinunciatarie, vili e vigliacche, hanno abbandonato la lotta e vogliono curarsi a modo loro togliendo alle industrie farmaceutiche i loro lauti guadagni.
E allora continuiamo con le guerriere in tutine rosa, sorridenti che ti dicono, dai ce la puoi fare anche tu, dal cancro si guarisce, poi sei una donna, no? Patire è il nostro mestiere, siamo più forti degli uomini e campiamo pure di più. Il cancro lo vinciamo. 
Anzi, guarda, se te la devo dire proprio tutta, il cancro al seno è veramente una grande opportunità per una donna: dimostrare la sua sostanza, la sua forza. Quando il gioco si fa duro, le dure iniziano a giocare!
Le altre? Qualche perdita per strada c'è sempre, qualche battaglia persa in giro rimane, l'importante è vincere la guerra e tenere ben celate tutte le innumerevole contraddizioni che riguardano il tumore al seno (cause, fianlità delle raccolte fondi, stereotipi femminili, il business del cancro al seno...)

Afrodite K non aderisce ad un messaggio così stereotipato e che non rende giustizia alla complessità della questione "tumore al seno". No, proprio no. Continua invece a cercare il sottilissimo e difficilissimo equilibrio tra una battaglia (quella sì) contro la malainformazione, l'ingiustizia sociale, gli stereotipi della bellezza femminile senza rinunciare, dall'altro lato, a vivere il cancro con atteggiamento positivo e costruttivo ed anche come un'opportunità di crescita (che del resto qualsiasi evento negativo della vita porta con sè).

6 commenti:

  1. "Anzi, guarda, se te la devo dire proprio tutta, il cancro al seno è veramente una grande opportunità per una donna: dimostrare la sua sostanza, la sua forza. Quando il gioco si fa duro, le dure iniziano a giocare!".

    Ma dove le hai lette tutte queste cose?
    Secondo me sono tue interpretazioni, pure poco lucide...
    Che le raccolte fondi non rendano conto della complessità della questione sono d'accordo ma questo delirio su "le guerriere in tutine rosa, sorridenti che ti dicono, dai ce la puoi fare anche tu, dal cancro si guarisce, poi sei una donna, no?" secondo me te lo sei detto da sola....

    RispondiElimina
  2. Purtroppo ce ne stanno, mannaggia, basta fare un giro in internet e ne trovi a mazzi. La stessa foto che ho messo nel post non l'ho inventata io.....Fortunatamente il tumore mi è venuto alle tette, non alla testa, la lucidità mi è rimasta e spero mi resti :))).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Afrodite k la penso anch'io come te , quando ho scoperto di avere un tumore al seno passato il terrore iniziale ho fatto 8 cicli di chemio durante i quali mi sono fatta vedere forte dagli altri pur non nascondendo la mia malattia .Tutti nel paese dove vivo mi ammirano per come ho superato la malattia . Mentre io vincevo la battaglia altre due donne che conoscevo sono morte dello stesso tumore e non credo che non abbiano lottato erano anche loro madri di famiglia. Quindi non mi sento davvero una leonessa ma piuttosto fortunata per ora ...

      Elimina
  3. che bell'articolo hai scritto in cui si riflette anche il mio pensiero cara Afrodite e lasciami dire che il messaggio del vincerai senza se e senza ma e dell'happy ending è supportato in primis proprio da noi donne malate , dalle sopravviventi a breve o a lungo termine. L'ammettere di aver paura non equivale ad un tirarsi a dosso la sfiga, esternare un pensiero molto negativo non equivale per forza ad avere un inizio di depressione, come a volte mi sono sentita dire anch'io da altre compagne di viaggio. Io penso semmai che sia come al solito una questione di accettazione, perciò accettare le proprie emozioni dolorose non significa soccombere ad esse. Implica semmai un prenderne atto, ed andare avanti, facendo quello che riteniamo importante, che più ci è di aiuto in quel momento.Per quale motivo dovremmo affrontare ogni sfida come se non ci spaventasse o non ci facesse male?

    RispondiElimina
  4. Si, sono quelli/e che dicono che "sei tu l'artefice del tuo destino" e che "tutto dipende da te e dalle tue scelte", dimenticandosi che noi siamo essere limitati e come tali abbiamo dei limiti, anche nelle nostre azioni / decisioni. Non siamo né perfetti né infallibili né invincibili; prima ne prendiamo atto, prima riusciamo a vivere.

    RispondiElimina
  5. Concordo pienamente su quelle che hanno sconfitto il cancro, come se fosse un merito personale, e non una questione di cure giuste, cancro meno aggressivo di altri e un pizzico di fortuna. Dall'essere un messaggio di incoraggiamento (non tutto è perduto se ti viene diagnosticato un cancro al seno) è diventato un messaggio discriminante tra chi è più tosta e chi soccombe.
    Carol

    RispondiElimina