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sabato 31 maggio 2014

Milano, 17 giugno 2014: una manifestazione per il diritto alle Breast Units

Il 17 giugno a Milano, durante il convegno organizzato da Europa Donna Italia in Regione Lombardia dal titolo “Tumore al seno: dalla prevenzione alla cura di qualità. Il ruolo del volontariato“, ci sarà anche un flashmob per sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità sanitarie verso un obiettivo prioritario: realizzare entro il 2016 l’organizzazione dei centri di senologia in Breast Units certificate, come dalla richiesta contenuta nella Risoluzione del Parlamento Europeo sul Tumore al Seno del 2006.

Ma cos'è una Breast Unit (#breastunit)?

Si tratta di una unità specializzata di senologia che tratta il tumore al seno in tutte le fasi dalla diagnosi precoce alla cura e ricostruzioneCon la Risoluzione sul Cancro alla Mammella (B6/0528/2006) il Parlamento Europeo richiama tutti gli stati membri ad “Assicurare su tutto il territorio nazionale entro il 2016 la costituzione di centri multidisciplinari di senologia .
L’obiettivo dei centri multidisciplinari è di trattare specificatamente il tumore al seno per incrementare la sopravvivenza e la qualità della vita delle donne europee, stabilendo dei criteri per poter certificare questi centri per un bacino di popolazione di 250.000 persone, che prevedono:
  • il trattamento di almeno 150  nuovi casi all'anno
  • la disponibilità di chirurghi dedicati che eseguano minimo 50 interventi/annui come primo operatore
  • la presenza di radiologi all’interno dei centri, che refertino almeno 1000 mammografie
E’ infatti dimostrato da evidenze scientifiche “che il tumore trattato in unità multidisciplinari riduce la mortalità fino al 20% ed evita pellegrinaggi della salute, causa di costi sociali e famigliari” (Corrado Tinterri, attuale Coordinatore del Comitato Scientifico di Europa Donna Italia).

In Italia, la situazione non è rosea: come ha rilevato la Senatrice Laura Bianconi in occasione della presentazione in Senato della
Mozione n. 399 sul tumore al seno “Dai dati presentati il 14 marzo dall’associazione Europa Donna, relativi ad una ricerca ISPO, si evince che l’84% del campione intervistato ritiene che di fronte alla malattia bisogna sperare di essere fortunati, poiché non sempre ci si imbatte in strutture e medici competenti.“ Grazie anche al lavoro attivo di movimenti ed associazioni di pazienti, fra cui Europa Donna Italia, il 5 aprile 2011 il Senato ha approvato all’unanimità la moziione n.399 sul tumore al seno, che impegna il Governo a vigilare perché le Regioni, competenti in materia, attuino le direttive europee, tuttavia siamo ancora in attesa dell’attuazione di un decreto legge che da tempo ormai è all’approvazione, ma che non è ancora stato annunciato.

Per questo Europa Donna Italia, il movimento che difende i diritti delle donne nella prevenzione e cura del tumore al seno presso le istituzioni, riunisce più di 50 associazioni di pazienti e dà voce a più di 50.000 donne, chiede di indossare il 17 giugno un capo di colore ROSA e di essere con noi in piazza Duca d’Aosta, a Milano, alle ore 13:00 per una manifestazione silenziosa, che prenda idealmente d’assedio con una catena umana il palazzo della Regione. Le donne delle associazioni di pazienti presenti al convegno indosseranno tutte una parrucca rosa. Speriamo che anche il Ministro Lorenzin aderisca a questo invito e indossi quel giorno, per solidarietà, la parrucca rosa di Europa Donna, simbolo di una malattia che può presto avere un futuro rosa e di serenità.

Alla stessa ora, sulla rete partirà un twitmob in cui @edonnaitalia, i blogger e chi vorrà aderire testimonieranno l’adesione alla manifestazione con un selfie in rosa e gli hashtag #breastunit e #dirittodicura

Afrodite K non potrà essere presente. Perchè? Perchè è una lavoratrice autonoma e quel giorno si deve guadagnare il pane per andare avanti e per curarsi visto che di tutele, come partita iva, non ne ha. 
Speriamo che nella multidiscipinarietà delle strategie per gestire un cancro al seno siano un giorno previste anche misure di tutela uguali per tutte le lavoratrici dato che lo Stato fa differenza tra i lavoratori, ma il cancro no.

2 commenti:

  1. E quando vai in TV non sei una lavoratrice autonoma che si deve guadagnare il pane?

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    1. Eh certo che sì, infatti ho dovuto anche dire di no. Se c'è qualche lavoratore autonomo che è disposto a metterci la faccia, il tempo, le energie, a raccogliere informazioni, sistemarle, divulgarle, insomma, a dare il suo contributo a questa battaglia per tutelare i malati di cancro indipendentemente dal lavoro che fanno, è il benvenuto e io sono contentissima di riposarmi un pò.....

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