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venerdì 13 febbraio 2015

Non sono una falsa partita iva e nemmeno una precaria: sono una freelance per scelta!

Sono davvero stufa di dover combattere ogni volta con il primo mantra (perchè poi ce n'è pure un altro) che ormai imperversa tra media, governo e sindacati: lavoratori autonomi = false partite iva = precari. Ci sono moltissimi liberi professionisti come me che hanno SCELTO di essere partite iva, lo sono da decenni (io da 23) e non possono essere definiti precari. Pagano un sacco di tasse, non possono nemmeno evadere perchè lavorano per le aziende, e diritti non ne hanno. Più che precari direi che sono di molto incazzati.

Questo primo mantra è davvero fastidioso ed in più occasioni mi sono dovuta difendere dai tentativi di chi appiccica addosso a me ed alla mia protesta la categoria di "precaria" e "falsa partita iva" come nella trasmissione Funamboli. E meno male che ero in collegamento, fosse stato un servizio montato a tutti sarebbe passano ben altro messaggio (meditate gente, meditate). Praticamente è come se fosse ormai uno schema mentale che scatta di default.
Se ci si concentra sui diritti di una sola fetta di lavoratori, c'è qualcosa che non torna soprattutto se ad essere esclusa ed ignorata è la fetta per la quale si prevedere pure uno sviluppo nel futuro. Come evidenzia un recente articolo di Investireoggi.it "Lavorare come freelance per le aziende: solo una moda o impiego del futuro?", ma anche i dati di un precedente post di Afrodite K,  nel futuro il lavoro indipendente rappresenterà il 40% del mercato del lavoro. E' lì che si sta andando, altro che trasformazione di tutte quelle povere e disgraziate partite iva in dipendenti felici.

Ammesso e non concesso poi che si riesca a far capire al Governo che il lavoro indipendente è il futuro (ma veramente però, al di là delle dichiarazioni che vengono fatte immediatamente sconfermate dalle azioni concrete che vanno in tutt'altra direzione), rimane un altro grosso problema da risolvere.
Ci troviamo di fronte al secondo mantra imperversante. Questo, a differenza del primo, spesso non viene esplicitamente palesato, ma in molti la pensano così.
Si tratta del mantra lavoratore autonomo = rischio d'impresa = qualsiasi cosa succeda, sono cazzi tuoi.
Beh, anche qui non si capisce proprio che conseguenze e responsabilità legate al rischio d'impresa non c'entrano proprio nulla con la tutela dei diritti fondamentali sanciti anche dalla Costituzione. E' un esempio di questo ragionamento la risposta che scrissi a Christopher rispetto alle sue riflessioni.

Propongo quindi un terzo e più virtuoso mantra.

Lavoratore autonomo
=
Lavoratore con la stessa dignità di tutti gli altri
=
anche in caso di malattia (anzi soprattutto in quel caso)
=
quindi, caro Ministero del Lavoro, vedi di dare una risposta alle oltre 80.000 richieste che ti stanno arrivando con la Petizione "Diritti ed assistenza per i lavoratori autonomi che si ammalano"

2 commenti:

  1. Cara Daniela,

    per le prossime volte in cui dovrai parlare con giornalisti vari, ti propongo un'altra riflessione che puoi proporre loro (se la condividi!). Ovvero di quanto sia semanticamente sbagliato, e pericoloso per le conseguenze, l'uso del termine "finta partita iva". Sbagliato perche' non accetto che una persona si subisca tutta la trafila burocratica per aprire la sua bella PI, si dissangui ogni tot per versare i vari anticipi e acconti irpef, iva, gestione separata e quant'altro, si debba pagare il commercialista, insomma faccia tutto a modo e poi venga definito "FALSO". Se una azienda impiega un lavorare con PI quando per legge dovrebbe assumere con altri contratti, il problema e' dell'azienda, NON del lavoratore! Allora vediamo di parlare di "falsi committenti" invece che di "false partite iva". In questo senso (dato che "le parole sono importanti") vedo questo termine come pericoloso: perche' a forza di ripeterlo finisce che passa nel sub-conscio l'idea che la colpa o quanto meno la responsabilita' di una data situazione sia del lavoratore! Non e' lui ad essere "falso", il lavoratore fa tutto in regola e versa tutti i contributi (sproporzionati ed inaccettabili, ma vabbeh) a norma di legge, vediamo di chiarire che e' l'azienda a compiere qualcosa di scorretto se non illecito!!

    Grazie del tuo impegno,

    A.

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