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martedì 3 febbraio 2015

Quando i giornalisti diventano alleati di una battaglia sociale: il caso partite iva e malattia

Ne ho conosciuti davvero molti, una fauna variopinta di professionisti e "personaggi" più o meno interessanti. Da più di un anno ormai mi dedico anima e corpo alla battaglia per la tutela dei diritti umani e professionali dei lavoratori autonomi che si ammalano gravemente. In un mondo diventato per me così intenso e ricco, tra televisioni, radio, giornali e riviste vivo ormai  immersa in decine di voci, sguardi, parole ed immagini provenienti da una categoria molto precisa: i giornalisti. Per ora ne ho conosciuti oltre 50.....ed ho deciso di dedicare loro un post. Se lo meritano.

La responsabilità "sociale" dei giornalisti
E' davvero pazzesco il ruolo che i giornalisti hanno e continuano ad avere nella diffusione di questa battaglia così importante per tantissime partite iva che si ammalano gravemente e nel far conoscere ad ampie fette di popolazione la Petizione "Diritti ed assistenza per i lavoratori autonomi che si ammalano". Quando le istituzioni tacciono e non hai santi in Paradiso nè sponsor potenti e facoltosi che possano finanziare e spingere una campagna informativa e di protesta, ti rimangono web, social e media. Sin dall'inizio i giornalisti non si sono tirati indietro e sono scesi in campo non solo scrivendo e raccontando ciò che stava succedendo ma appoggiando ed addirittura "punzecchiando" politici ed istituzioni esortandoli ad una risposta concreta come la lettera scritta da Elisabetta Ambrosi al neopresidente Inps Tito Boeri. La lista di tutti coloro che hanno parlato di Afrodite K e del tema urgente e sommerso "malattia e partite iva" è diventata piano piano sempre più lunga. Senza di loro non saremmo a questo punto. Da soli Afrodite K e l'associazione dei freelance Acta che la sostiene, non ce l'avrebbero mai potuta fare. Quindi, che dire, grazie. Su questa partita di sicuro i giornalisti rappresentano ormai a tutti gli effetti dei veri e propri alleati.

Giornalisti sì, ma spesso anche lavoratori autonomi
E' indubbio che il ruolo che i giornalisti stanno avendo su questa partita è tutto particolare e doppio. Da un lato raccolgono informazioni, le diffondono, denunciano, dall'altro sono spesso loro stessi oggetto di questa battaglia. Perchè? Beh, un sacco di giornalisti con cui ho parlato sono freelance oppure false partite iva. In ogni caso se si ammalano sono cavoli loro. Tra l'altro anche i giornalisti freelance e precari si stanno organizzando per maggiori tutele anche in termini di welfare come dimostra la mozione recentemente approvata all'interno del 27° Congresso della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana). Questa loro condizione ha creato spontaneamente un'alleanza empatica con Afrodite K. Alcuni mi hanno come "adottata" diventando dei veri e propri uffici stampa. Dai ragazzi, io non mollo, spero tanto di ottenere qualcosa anche per voi!

Una professione, tanti metodi
Ognuno con il suo stile ma soprattutto con il suo metodo. Dal giornalista superperfezionista che ti fa 3/4 interviste prima di essere sicuro di aver raccolto tutti i dati ed aver capito bene, che ti fa rileggere il pezzo prima della pubblicazione a quello che estrapola direttamente i contenuti dal Blog di Afrodite K e ne fa un pezzo, a quello che riempie di link il suo pezzo on line a quello che ancora non ha ancora capito che il web vuole un linguaggio differente, da quello terrorizzato di scrivere castronerie a quello che interpreta, stravolge ed infiocchetta quello che gli hai raccontato. Ma soprattutto..... ho incontrato giornalisti "comunicatori" che trasformano storie e fatti in operazioni artistiche e di marketing e giornalisti "informatori" che raccolgono, assemblano, riflettono su dati e fatti da condividere con il pubblico. E lo stile "comunicare" ha decisamente un fascino ed un appeal maggiore tra i giornalisti che ho conosciuto, probabilmente li fa sentire figura a differenza dello stile "informare" che li relega nello sfondo.

Piccoli e grandi professionisti
Adesso lo so quanto era stupito pensare che quanto più il giornalista che si apprestava ad intervistarmi afferiva ad un giornale, televisione o radio "importante e conosciuta", quanto più avrei toccato con mano lo spessore  giornalistico e il prodotto finale sarebbe stato di qualità. Mah..., direi proprio che è un'equazione piuttosto sballata e nella mia esperienza personale questa correlazione proprio non l'ho vista. Mi sono dovuta ricredere accettando l'assoluto scollamento tra lo spessore e la bravura del giornalista rispetto alla sua appartenenza o rispetto al "nome" del committente a cui il servizio era destinato. Mi è capitato di fare interviste meravigliose con giornalisti assolutamente sconosciuti al grande pubblico ed altre più mediocri nonostante brand e nomi accreditati. Ma anche viceversa. E poi, cosa definisce un giornalista come "bravo"?. Forse chi è l'oggetto del servizio è l'ultima voce in capitolo, no?

Oltre il professionista, la persona
Che dire poi dei giornalisti in quanto persone. Ogni giornalista, una storia. Alcuni con un delizioso tatto e con quel pudore caratteristico di chi si approccia ad una persona che ha incontrato il cancro nella propria vita. Altri più freddini e professionali. Sono nate anche delle amicizie, in alcuni casi del progetti insieme. In ogni caso, per una come me che da 23 anni si occupa di formazione e facilitazione dell'apprendimento degli adulti, la fauna e flora umana non smetterà mai di avere il suo fascino irresistibile e con i giornalisti ha pane per i propri denti.....

Afrodite K ed il giornalismo, un pò più vicini
Adesso, quando sento parlare dei giornalisti, ne so qualcosa di più. Quando sento fioccare le offese ed i dileggi oppure incappo in articoli e campagne per la difesa dei loro diritti e per la conquista di condizioni lavorativi più dignitose, sento di essere un pò di più dalla loro parte. Del resto questo è l'effetto della conoscenza e dell'esperienza. Niente, più dell'ignoranza e della mancanza di contatto diretto, provoca intolleranza e giudizi distorti, no?

Forse ho sbagliato mestiere?
Qualche giornalista, visitando il mio Blog, mi ha anche chiesto se ero un'esperta di comunicazione sottolineando l'appeal dei miei post e delle mie strategie comunicative. Scrivere ho sempre scritto, fin da quando ero bambina. La mia maestra fece chiamare i miei genitori per parlargli delle mie poesie "mature" ed un pò tristi. Ho avuto periodi anche di produzione intensa ed ho scritto robe che a rileggerle davvero mi chiedo da quale energia universale fossero mai arrivate. Negli ultimi 10 anni mi sono dedicata più alla scrittura legata alla mia attività professionale, di carattere più specialistico, redazionale e progettuale. Da un anno invece sto sperimentando un genere molto diverso che in parte recupera abilità e talenti costruiti nel tempo (fare ricerca, trovare informazioni, saperle assemblare e riproporre con ricchezza di riferimenti e dati) ed a questo aggiunge il "carburante" dato da una motivazione fortissima e dal desiderio di fare qualcosa di concreto per un mondo più giusto per tutti. Chissà, magari a 47 anni suonati mi renderò conto che ho sbagliato mestiere. Del resto, dopo un cancro tutto è praticamente possibile......

Un grazie tutto speciale a Daniele Stocchi (videomaker, regista e sceneggiatore romano) che un giorno mi chiamò al telefono dicendo "Sto seguendo la tua battaglia, ti volevo ringraziare per quello che stai facendo perchè sono un giovane freelance. Dimmi cosa posso fare per te". Beh, ne è nata una campagna video "Lo Stato fa differenza tra i lavoratori, il cancro no".  Cito questo episodio perchè  magie come queste mi riscaldano l'anima e mi aiutano a confermare una visione del mondo dove le persone sentono di essere connesse e comprendono che, insieme, possono davvero fare qualcosa.....

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