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giovedì 5 febbraio 2015

Record dell'iniquità per i freelance della Gestione Separata. Se poi arriva pure la malattia....

Ecco un'analisi sintetica, lucida ed impietosa di Acta Associazione dei freelance che ci aiuta a capire quanto sia iniqua la situazione di un lavoratore autonomo appartenente alla Gestione Separata Inps soprattutto nel caso in cui sia colpito da una malattia grave o prolungata. E' ormai una condizione non più sostenibile ed una beffa vergognosa nei confronti di quelle partite iva che, all'interno di una serie di discriminazioni già presenti, devono anche "reggere" gli effetti di una malattia.


Come sostiene Acta, all’interno del sistema contributivo la Gestione Separata INPS si contraddistingue perché:
  • Non ha previsto alcuna misura di transizione a favore di chi al suo avvio lavorava da tanti anni (o anche da decenni)
  • È una trappola: ciò che hai versato nella Gestione Separata non lo puoi trasferire su altre gestioni (neppure a pagamento), né raggiungere gli anni necessari alla pensione di vecchiaia (sfruttando le finestre ancora aperte) cumulando versamenti effettuati presso altre gestioni.
  • Non prevede alcuna copertura pensionistica figurativa in caso di disoccupazione (i periodi di cassintegrazione o di disoccupazione di chi percepisce la NASPI sono anche coperti dai versamenti pensionistici) o malattia (anche gli iscritti alla gestione separata hanno un'indennità di malattia, ma questa, a differenza di ciò che accade per i dipendenti, non prevede la copertura pensionistica). Quindi ogni problema di salute e ogni difficoltà lavorativa si riflette necessariamente anche sulla pensione.
L’aumento dei contributi INPS per la gestione separata

In questo contesto il Governo non solo non è intervenuto per correggere queste disparità, ma al contrario ha lasciato che aumentassero i contributi dei freeelance iscritti alla Gestione Separata dal 27,72% al 30,72%! Un aumento che:
  • non è giustificato perché i freelance iscritti alla Gestione Separata già nel 2014 versavano contributi con l’aliquota più alta in Italia: 27,72%, contro il 23 circa di artigiani e commercianti, il 12-18% dei professionisti con cassa privata. I dipendenti solo formalmente hanno aliquote più alte: secondo uno studio del CERM, utilizzando la stessa base di calcolo dei professionisti della Gestione Separata la loro aliquota scende dal 33% al 24-25%. Al contrario la crescita del divario con altre categorie di professionisti che afferiscono ad altre gestioni previdenziali sfavorisce la nostra posizione competitiva;
  • non è sostenibile. La contribuzione pensionistica è già troppo alta e la paghiamo tutta noi, perché la rivalsa è solo del 4% e non è obbligatoria. Inoltre i nostri redditi sono in diminuzione e poiché lavoriamo con imprese e PA non abbiamo la possibilità di scappatoie, di compensare l'aggravio contributivo con una "evasione di sopravvivenza" (copyright Fassina);
  • è un investimento forzato economicamente svantaggioso, che non ci garantisce una pensione dignitosa e che non ci lascia spazi per una previdenza integrativa;
  • è una vera beffa se si considera che è stato deciso per finanziare un sistema di garanzie (Aspi ora divenuto Naspi) da cui siamo esclusi.
Fonte: Acta

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