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venerdì 11 luglio 2014

Lavoratrici autonome e tumore: la storia di Giorgia Calza

Mi chiamo Giorgia, ho 36 anni, sono felicemente sposata e mamma di uno splendido bimbo di quasi 10 anni. Abito in un paesino nella provincia di Rovigo, dove da 16 anni gestisco un bar di famiglia, (lasciatomi dalla mia mamma che è mancata 8 anni fa, portata via dal cancro al seno,) con l'aiuto di due dipendenti. Nel giugno 2013, durante un controllo di routine, vista la causa di morte della mamma, mi viene trovato un nodulo al seno, ho fatto ago aspirato e dopo qualche settimana intervento di quadrantectomia. Ad agosto ho iniziato il mio calvario, chemioterapia, 8 cicli, 4 di epirubicina, ciclofosfamide e 4 di taxolo. Subito dopo l'intervento ho continuato a lavorare anche se saltuariamente perché non ero in splendida forma, appena iniziata la chemio sono caduta a terra come una pera!!
La terapia era pesantissima, la facevo ogni 21 gg, per i primi 15gg  dopo la somministrazione ero ko, letto poltrona, poltrona letto, non riuscivo nemmeno a parlare! Poi mi riprendevo un pochino ma non riuscivo più a lavorare! Su consiglio di un amica mi sono rivolta a personale competente per inoltrare la domanda all INPS per assegno ordinario di invalidità. Sono stata chiamata alla visita tra il primo ed il secondo ciclo di chemio, avevo già perso i capelli, ero cadaverica e mi reggevo in piedi per miracolo....! Dopo qualche settimana ricevo dall INPS una raccomandata che mi riferisce che: non sono risultate infermità tali da determinare una permanente riduzione a meno di un terzo della capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle attitudini personali (art.1 della legge 12 giugno 1984,n.22).  Mi è crollato un altra volta il mondo addosso!!! Ma stiamo scherzando?! Ma la chemioterapia e' riconosciuta come terapia invalidante e se fossi stata dipendente avrei avuto diritto alla mutua!! Perché io non ho lo stesso diritto ad ammalarmi di un dipendente? A questo punto decido di fare ricorso, seguita dal medico legale, nel frattempo proseguo le mie terapie, riduco gli orari di apertura del mio esercizio pubblico, perché io non riuscivo a lavorare, e mi faccio aiutare economicamente dalla mia famiglia, dal mio papà e dalla mia nonna. A gennaio 2014 faccio ricorso, ritorno alla sede INPS di Rovigo accompagnata dal medico legale, vengo visitata da un altro medico della INPS e dopo la visita mi accomodo fuori, ed aspetto che esca il medico legale. Dopo qualche minuto esce e mi riferisce che il mio ricorso non è stato accolto, gli chiedo il motivo...ed è questo: ....la complessiva valutazione dei dati clinico documentali specialistici corroborata dalle risultanze obiettive esperite in sede di accertamento medico legale collegiale, inducono a ritenere che il quadro menomati o non raggiunga la soglia invalidante secondo i requisiti di legge. Il direttore della desse inoltra il presente provvedimento al Comitato Amministratore competente per materia, il quale entro novanta giorni, decide o l'esecuzione o il suo annullamento. Trascorsi quasi 120 gg ricevo l'ultima raccomandata da parte del INPS la quale mi comunica l'annullamento della decisione adottata dal locale Comitato Provinciale in merito al ricorso, sulla base delle seguenti motivazioni: L ANALISI COMPARATA  DEGLI ELEMENTI CLINICO-STRUMENTALI, ACQUISITI DIRETTAMENTE DAL DIRIGENTE MEDICO-LEGALE DELL ISTITUTO, NON RIVELANO, AL MOMENTO, LA PRESENZA DI INFERMITÀ, SINGOLE O PLURIME, TALI DA DETERMINARE UNA RIDUZIONE A MENO DI UN TERZO DELLA SUA CAPACITÀ DI LAVORO IN OCCUPAZIONI CONFACENTI ALLE SUE ATTITUDINI,COSÌ COME DENUNCIATO DALL'ASSICURATO IN SEDE DI RICORSO AI SENSI DELL ART.1della L.222/84. SINTESI DEL GIUDIZIO: NON INVALIDA.
ORA MI PONGO MOLTE DOMANDE E PRETENDO RISPOSTE DAGLI ORGANI COMPETENTI: se fossi stata dipendente avrei avuto diritto alla mutua, perché io che sono lavoratrice autonoma no?se il mio stesso problema dovesse succedere ad un medico dell'INPS sono sicura e certa che rimarrebbe a casa dal lavoro per 1 anno di sicuro, stipendiato!! La chemioterapia ha effetti diversi su lavoratrici autonome?!? Perché l'INPS ha preteso che io versassi comunque i miei contributi nonostante non riuscissi a lavorare?  E' UNO SCHIFO!!! Visto che mi viene data la possibilità di proporre ulteriore ricorso all'Autorità Giudiziaria ai sensi dell art.4 del decreto Legge 19 settembre 1992, chiedo a tutti quelli che stanno leggendo la mia storia se possono essermi d aiuto. Non è giusto tutto questo, io ho finito le terapie a marzo 2014 ed ora sto facendo terapia ormonale per 5 anni, per mia fortuna ho ripreso il lavoro, abbastanza bene, nonostante qualche disturbo dato dalla terapia, ma non pretendo assegno per questo periodo ma per i 10 mesi di chemio che non mi hanno permesso di lavorare ma solo di pagare tasse!! Basta e' ora di finirla!!

Giorgia Calza - commerciante (Rovigo)
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5 commenti:

  1. ciao, mi permetto di commentare che probabilmente l'invalidita' non e' stata riconosciuta perche' ha subito una quadractomia anziche' mastctomia.

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  2. Ma non ha senso perchè se si fanno comunque terapie invalidanti si stà male comunque. Ed in ogni caso io la mastectomia ce l'ho avuta e pure 8 mesi di complicazione post chirurgica, e l'assegno dordinario di invalidità? respinto!!! Quindi? Mah, conforntandomi con molte donne la discrezionalità delle decisioni Inps è impressionante.

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  3. io ho subito mastectomia e asportazione dei linfonodi, nello stesso anno intervento safena dx e sx, ho un'ivalidita' al 75% (ho rifiuatato le cure allopatiche a favore di cure alternative)

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  4. Risposte
    1. il reddito d'impresa condiziona SOLO l'invalidità civile, l'assegno ordinario di invalidità è tutta un'altra cosa e non dipende dal reddito ma dalla capacità lavorativa. In questo blog ne parlo in maniera approfondita....

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