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venerdì 31 gennaio 2014

Licenziata perchè perde troppo tempo a curare il suo tumore: lavativa!

Tutto il mio più profondo affetto (e la mia rabbia) per Elisa Madonia che  ha 63 anni, è malata di cancro e vive nell’Illinois, negli Stati Uniti. Ha denunciato i suoi datori di lavoro perché, dopo aver fatto richiesta di giorni liberi per potersi sottoporre alla chemioterapia, è stata licenziata. L’azienda, la S37, malgrado sapesse benissimo della grave malattia della sua dipendente non ha avuto alcuna pietà ed ha deciso di lasciarla disoccupata. Elisa, malata di cancro all’esofago, non chiedeva nient’altro che più tempo per potersi curare e sottoporre alle estenuanti sedute di chemioterapia e radioterapia. 

La richiesta tuttavia deve essere sembrata inaccettabile: dopo una riunione di due ore, infatti, i manager della S37 l’hanno convocata e le hanno comunicato il licenziamento in tronco. Oltretutto il tumore si trova alla terza fase, motivo per cui la 63enne è stata costretta a sottoporsi anche un intervento di chirurgia in una clinica di Mount Prospect. Adesso oltre a lottare per la vita, Elisa dovrà anche affrontare una battaglia legale (Fonte).

Ma non c'è solo Elisa, anche altre come la signora di Cerreto Guidi, anche lei dipendente oppure Oliviero.

A me nessuno mi ha licenziata e nemmeno posso fare un'azione legale che sicuramente vincerei (non si può essere licenziati per questo motivo!!). Sono semplicemente una lavoratrice autonoma e la legge dice che come professionista iscritta alla gestione separata Inps, ho diritto ad un massimo di 61 giorni in un anno solare. Solo di complicazioni post chirurgiche e fisioterapia sono arrivata ad un totale di 5 mesi nel 2013 ed 1 mese nel 2014 (ed il mio viaggio continua......)
Ma di noi non parla nessuno, non esistiamo, non abbiamo quasi alcun diritto e quei pochi che esistono sono tenuti quasi nascosti, pochi professionisti li conoscono, nessuno ne parla.
Se ci becchiamo un tumore e reputiamo che i nostri diritti sia stati lesi e che il comportamento dello stato nei nostri confronti rasenti ormai l'incostituzionalità, nemmeno la soddisfazione della pagina di un giornale riusciamo ad ottenere.
Il mio sogno?
Scendere in piazza insieme a donne come Elisa, sì insieme alle dipendenti tumorate e maltrattate, per difendere il diritto ad una malattia che non leda la dignità umana di NESSUNA lavoratrice.
Perchè, ricordiamocelo, "per ogni donna offesa, siamo tutti parte lesa.

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