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martedì 11 novembre 2014

Afrodite K e la Feijoa: l'effetto sul cancro al seno forse è un'incognita ma la sua bontà è una certezza

La feijoa è in realtà un arbusto sempreverde originario del Sud America ma cresce bene anche da noi ed è famoso per i suoi bellissimi fiori. In realtà produce frutti commestibili, buonissimi e pieni di proprietà, praticamente piccole bombe antiossidanti, ottime per chi deve gestire un tumore. Io l'ho scoperta per caso l'anno scorso perchè cresce nel giardino che affianca casa mia. Tenendo conto che poi mi sono beccata un tumore al seno, averla lì accanto è stata una botta di fortuna non indifferente.

Ed infatti, grazie alla generosità dei proprietari dell'appartamento dove abito e del giardino "miracolato" da questo superfood, vengo regolarmente foraggiata di tutta questa meraviglia del creato. Che dire di proprietà ne ha a sfare e pare pure sia un ottimo alimento per i pazienti oncologichi. In ogni caso è buonissima e l'adoro!

Nonostante l'origine sudamericana, si è adattato benissimo anche alle nostre temperature, crescendo, ad esempio, in Liguria. 
La pianta è stata importata nel Vecchio Continente alla fine del secolo scorso e nel nostro paese viene utilizzata principalmente come pianta ornamentale. 
La maturazione del frutto avviene (in funzione alla stagione meteorologica) nei mesi di settembre, ottobre e novembre. Quando raggiungono la maturazione, i frutti si staccano spontaneamente dall'albero e cadono, questo è la maniera comune per procedere alla raccolta, dato che la buccia è robusta. Si sbucciano con un coltello e si consumano freschi. I frutti raccolti hanno una breve durata, come per le banane di 5/6 giorni se conservati in luogo fresco.
La feijoa ha un gusto che è una via di mezzo tra quello dell’ananas e della fragola.
Il frutto, dal profumo tipico dell'ananas, ha un sacco di proprietà. Contiene pochissime calorie (70 per 100 grammi), diventando quindi un alimento indicato anche per chi è a dieta, anche perché non contiene colesterolo e la quantità di grassi è davvero molto ridotta. 
Al suo interno, inoltre, contiene moltissima vitamina C, ideale per rinforzare l’organismo e allontanare i malanni tipici dell’autunno e dell’inverno, di beta-carotene e di vitamina B6, indispensabile per il nostro organismo. Ricco anche di sali minerali e di iodio. 
Molto importante l’azione antiossidante di alcuni dei suoi componenti: il frutto è ricco di flavonoidi. 
Il frutto, inoltre, sarebbe in grado di migliorare la permeabilità capillare, mentre la quercitina e il canferolo presenti nella polpa sarebbero altamente anticancerogeni.

Come sostiene la prof.Adriana Basile, è stata dimostrata una sorprendente attività antitumorale di Feijoa sellowiana, sia dell’estratto bruto  che del flavone presente in esso, sia nei confronti di tumori solidi (tumori della prostata e della mammella) che ematologici (linea cellulare umana di leucemia promielocitica NB4). Sono stati considerati sia il differenziamento che la morte cellulare. Tale effetto si realizza mediante la induzione dell’apaptosi  e con la promozione di una redifferenziazione verso la linea granulocitica In particolare è stato dimostrato che il ciclo cellulare si arresta prevalentemente in fase G1 e che l’arresto proliferativo è accompagnato dal ripristino dell’attività apoptotica in quanto è presente un aumento sia dell’espressione delle caspasi 3/7 e 8, come rivelato dai risultati dell’analisi al citofluorimetro, sia della produzione della proteina WAF1 prodotto del gene p21 WAF1 (inibitore del ciclo cellulare) reso evidente dal western blotting. Inoltre l’aumento dell’ intensità di fluorescenza per CD11 (marker per la maturazione cellulare verso il granulocita), rilevato dall’analisi citofluorimetrica, costituisce un chiaro segnale del ripristino dell’attività differenziativa verso il granulocita. L’attività è inoltre assai specifica in quanto non si manifesta nei confronti di cellule non tumorali. Inoltre i frutti della  Feijoa sellowiana Berg. hanno dimostrato possedere una forte attività antinfiammatoria sul pathway dell’ossido nitrico (NO), che gioca un ruolo importante nell’infiammazione. Infatti in linee cellulari (J774) che esprimono l’ossido nitrico sintetasi inducibile (iNOS), è stata utilizzata  la stimolazione con lipopolisaccaridi. Sia l’estratto bruto che il flavone da esso isolato hanno determinato un effetto sia sulla produzione di NO che  sull’espressione dell’ossido nitrico sintasi  Ciò indica che almeno in parte, l’attività antinfiammatoria di F. sellowiana è dovuta alla soppressione della produzione di NO da parte del flavone.  Il meccanismo di tale inibizione sembrerebbe essere correlato all’azione sull’espressione dell’enzima iNOS attraverso l’attenuazione del fattore nucleare _B (NF-_B) e/o l’attivazione delle mitogen-activated protein kinase (MAPK).
Cosa ci possiamo fare?  Beh, mangiarla così come come frutto, inserirla nelle macedonie, farci la marmellata oppure i biscotti (come faccio io mischiandola a farine integrali e prive di glutine)

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