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lunedì 11 agosto 2014

Il diritto naturale viene prima della ragione di Stato: quando la resistenza fiscale è legittima

Un'antica parabola cinese risalente al XIV secolo che racconta di un vecchio ammaestratore di scimmie è collegata ad un intervento che Oscar Giannino fece alla fine del 2011. Come? Beh...., un tumore può creare collegamenti strani o forse il concetto di "diritto naturale" è, mai quanto oggi, così impunemente calpestato che sente l'esigenza di riemergere prepotente su tutto perchè quando si passa sopra ad esso, siamo davvero alla frutta.

Nel feudo di Chu, un vecchio si guadagnava da vivere ammaestrando scimmie. La gente del posto lo chiamava «Ju Gong» (signore delle scimmie). Ogni mattina, il vecchio radunava le scimmie nel suo cortile, e ordinava alla più anziana di condurre le altre sulle montagne per raccogliere frutta da cespugli e alberi. Ogni scimmia doveva consegnare un decimo del raccolto al vecchio, questa era la regola. Quelle che non la rispettavano, venivano frustate senza pietà. Tutte le scimmie pativano gravi sofferenze, ma non osavano lamentarsi. Un giorno, una scimmietta chiese alle compagne: «È stato il vecchio a piantare gli alberi da frutta e i cespugli?». Le altre risposero: «No, sono cresciuti spontaneamente». Allora la scimmietta domandò: «Non possiamo raccogliere i frutti senza il permesso del vecchio?». E le altre: «Certo che sì». La scimmietta proseguì: «Allora perché dobbiamo dipendere da lui, perché dobbiamo servirlo?». Prima che la scimmietta potesse finire la frase, tutte le altre scimmie all’improvviso ebbero un’illuminazione. Quella notte stessa, mentre il vecchio dormiva, le scimmie abbatterono il recinto in cui erano segregate, presero i frutti che il vecchio aveva in magazzino, li portarono nella foresta e non fecero più ritorno. Alla fine, il vecchio morì di fame. 
Da "Governare con l'inganno" di Yu Li Zi (1311-1375)

Il diritto naturale delle scimmiette di nutrirsi mi ha ricordato un discorso che aveva fatto Oscar Giannino ospite all'incontro "Rivolta Fiscale - Storia di una battaglia contro lo Stato Predatore" organizzato dall'associazione culturale e studentesca “Studenti Bocconiani Liberali – Milton Friedman Society” a dicembre 2011. Cosa dice? Beh, parla proprio del "diritto naturale" che viene prima della ragione dello Stato (video parte 1, video parte 2).

Prima di prendere la delicatissima decisione di entrare in disobbedienza fiscale, ho riflettuto davvero tanto e mi sono posta una serie di domande tra le quali anche il significato del termine "diritto naturale".

"Il diritto di natura, che gli scrittori chiamano comunemente jus naturale, è la libertà che ciascuno ha di usare il proprio potere a suo arbitrio per la conservazione della sua natura, cioè della sua vita e conseguentemente di fare qualsiasi cosa che, secondo il suo giudizio e la sua ragione, egli concepisca come il mezzo più idoneo a questo fine" (Thomas Hobbes, Leviatano 1651)
La più antica classificazione del diritto ( e forse anche la più densa di profili critici) è quella che da sempre vede contrapposti diritto naturale e diritto positivo.
Per diritto naturale si intende quell’insieme di precetti, di norme, che, per usare un’espressione particolare, “sta scritto nel cuore degli uomini”; uno statuto giuridico, cioè, che, a prescindere dalla sua formulazione espressa nell’ordinamento, la collettività dei consociati sente indubitabilmente proprio. Storicamente il diritto alla vita, alla libertà ed alla proprietà rappresentano il nucleo minimo del diritto naturale, unitamente al diritto al nome, all’identità personale e alla famiglia. Di contro, il diritto positivo consiste nell’insieme delle norme “vigenti”, di quei precetti, cioè, che in un dato momento storico rappresentano l’ordinamento giuridico di uno Stato. Se da un lato, dunque, la fonte del diritto positivo è l’Autorità del Potere Pubblico (lo Stato), il diritto naturale trova la sua legittimazione in una serie di concezioni filosofiche e politiche che precedono la fondazione stessa dello Stato. Per questa ragione il diritto naturale è canone valutativo del diritto positivo, della sua giustezza, della sua equità ed, infine, della sua “ legittimità”. Nello moderno Stato democratico il diritto positivo è espressione, sebbene indiretta, della volontà della maggioranza che non sempre, tuttavia è conforme ai canoni del diritto naturale o della giustizia comunque intesa. Il rapporto dialettico fra diritto naturale e diritto positivo è stato sempre presente nella storia del diritto almeno tendenzialmente il diritto naturale è immutabile, quanto alle sue affermazioni di principio (diritto alla vita, al nome, alla famiglia), ma i principi stessi pur se immutabili, possono riempirsi e specificarsi a seconda delle epoche storiche. Si tratterebbe, cioè, di un “sistema chiuso” di principi talmente fecondo, tuttavia, e ricco di potenzialità da consentire agli interpreti ( i giuristi ) di ricavare da esso “ corollari” sempre nuovi in grado di adattare il diritto naturale alle nuove esigenze della società. Secondo la dottrina giusnaturalistica il diritto positivo non si adegua mai completamente alla legge naturale, perché esso contiene elementi variabili e accidentali, mutevoli in ogni luogo e in ogni tempo: i diritti positivi sono realizzazioni imperfette e approssimative della norma naturale e perfetta.

E quindi?
Beh, ritengo che nel caso di un lavoratore autonomo che si ammala gravemente il suo diritto naturale a curarsi, occuparsi di sè, coltivare la sua serenità psicologica e materiale debba avere la priorità rispetto alle leggi attuali che regolamentano, ingiustamente, la tutela della malattia per questa categoria di lavoratori.


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