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lunedì 10 febbraio 2014

Lavoratrici autonome e tumore: la storia di Simona Verna

Avrei voluto prendermi degli spazi e dei momenti per me. Non me lo sono concesso, avevo un bimbo di di 8 anni e una bimba di 3. 4 dipendenti di cui sentivo la responsabilità. Due mutui da pagare: uno per la casa l’altro per l’ufficio. A 34 anni cominci a lottare, esci dalla chemio e vai in ufficio… Quando sei a 4 anni e mezzo e credi di aver finito con le iniezioni mensili per la  menopausa indotta ecc ecc ti dicono che il tumore al seno è tornato a destra, più aggressivo, si ricomincia da capo….

Nel frattempo due genitori vengono a mancare con un’agonia lucida e bastarda a distanza di 3 anni nello stesso modo
All’inizio ho fatto la visita medico legale, perché ingenuamente credevo nella giustizia.
Mi sono sentita dire alla prova di sforzo sulle mani di spingere, di non fare finta.
Quando ho consegnato la cartella medica con il documento di identità mi è stato detto di togliermi i vestiti per controllare le cicatrici di persona “perché sa se ne leggono di tutti i colori…”
Ho iniziato a covare il desiderio di fuggire dall’italia ma avevo i genitori da accudire e ora non riesco a mollare il senso di responsabilità …
Tutti mi dicevano: come sei forte, certo che tu non hai problemi ci sono quelle che patiscono la chemio, ecc.
Ho sempre inghiottito e pianto da sola, forse  non è stata la cosa più furba.

Simona Verna, responsabile di una società di gadget ed articoli da regalo
Rivarolo Canavese (Torino)

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