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sabato 13 settembre 2014

Una risorsa in più per i pazienti oncologici: l’utilizzo del REIKI negli ospedali di tutto il mondo

Da quando mi sono fatta il regalo di accogliere il Reiki nella mia vita usandolo come una risorsa aggiuntiva per gestire la mia diagnosi di cancro al seno, ne sono rimasta talmente entusiasta che, oltre ad auto-praticarlo a go go, ho iniziato ad interessarmi all'applicazione di questa tecnica nello specifico proprio ai pazienti oncologici. In realtà ho trovato più materiale di quanto mi aspettassi. Anche in Italia ci sono diverse sperimentazioni ed il Reiki ha già dimostrato di essere un strumento davvero utile per le persone che devono gestire un tumore e gli effetti collaterali delle terapie. Condivido con voi le informazioni che ho raccolto nella speranza che questa meravigliosa, semplicissima e superversatile tecnica possa portare sollievo a tante altre persone al di là di quello che sta donando a me da quando ho iniziato ad utilizzarla.

Se non hai la più pallida idea di cosa è il Reiki, intanto comincia a dare un'occhiata qui.

Di sperimentazioni del Reiki in ospedale ne ho trovate davvero diverse (vedi gli esempi di seguito) ma rimango dell'opinione che la cosa più sensata sia rendere i pazienti oncologici autonomi nel farsi gli auto-trattamenti, così come sto facendo io che ho frequentato un corso di I Livello Reiki e adesso lo utilizzo ogni volta che voglio adattandolo al mio stile di vita, alle mie esigenze mediche, ai miei orari.
La versatilità del Reiki è enorme e questo lo rende veramente adatto ad una persona che ha avuto una dignosi di cancro. Lo può utilizzare in moltissimi momenti diversi ed in moltissime condizioni psicofisiche. Non è faticoso e non richiede posizioni difficili da tenere. Un malato può farsi autotrattamenti prima, durante e dopo alcune terapie particolarmente invasive come la chemio, nelle lunghe attese che spesso capita di fare per visite ed esami diagnostici, nei momenti in cui è stanco e sta fermo o sdraiato per riposare, quando è giù di morale oppure molto teso per esami da fare o risultati da aspettare, può trattare i medicinali che assume per limitare gli effetti collaterali. Insomma non c'è limite alla fantasia ed ognuno può trovare occasioni ed inventarsene di nuove nel tempo.
Da non sottovalutare poi la possibilità di scambiarsi trattamenti con altre persone (malati o meno): è un'occasione di relazione, scambio e dono reciproco che è veramente molto "sana" per una persona malata che tende ad avere la percezione di dover solo "ricevere" e di avere poco da "dare" (niente di più falso ovviamente!!!)
Se sei un paziente oncologico ti consiglio vivamente di informarti su chi, nella tua zona, realizza corsi di questo tipo. Se invece fortunatamente tu non hai problemi di salute puoi utilizzare ugualmente il Reiki (non c'è limite allo stare bene, no?) oppure potresti fare un fantastico regalo ad una persona a cui vuoi bene e che ha incontrato il cancro nella sua vita, te ne sarà grata, non sai quanto....

Io personalmente sto usando il Reiki: tutti i giorni con una sessione di auto-trattamento di 1 ora, come pronto soccorso soprattutto su pizzichi o escoriazioni sul braccio e la mano del lato operato (mi mancano 9 linfonodi e quindi il mio drenaggio linfatico rischia di stressarsi facilmente), per trattare l'acqua che bevo, per trattare le pasticche di tamoxifene che assume mia mamma al suo terzo tumore al seno,  prima di un esame diagnostico o di una visita per l'ansia, prima e dopo esami diagnostici  "intossicanti" (come la risonanza magnetica con liquido di contrasto), sulle cicatrici dell'intervento chirurghico, per i momenti no, e........via via per tutto quello che mi potrà servire, perchè il viaggio con il cancro è moooolto lungo.

Una spiegazione scientifica sull'uso del Reiki con i pazienti oncologici (fonte)

Per comprendere i cambiamenti biologici prodotti dal reiki, lo psicobiologo brasiliano Ricardo Monezi lo ha testato sui topi con il cancro. "L'animale non ha implicazioni psicologiche, fede, credenze o empatia nei confronti dell'operatore", spiega Monezi. Per la ricerca Monezi ha scelto, tra tutte le pratica che utilizzano l'imposizione delle mani, proprio il Reiki essendo l'unica senza sfumature religiose. Nell'esperimento, che è durato 5 anni, il team di ricerca ha diviso 60 topi con tumori in tre gruppi. Il gruppo di controllo non ha ricevuto alcun trattamento, il gruppo del "guanto di controllo" ha ricevuto un trattamento "finto" con un paio di guanti collegati a manici in legno, ed il gruppo "imposizione" ha rivevuto trattamenti di reiki con le mani di uno stesso operatore. Gli animali sono stati sottoposti al Reiki per quattro giorni, in sessioni di 15 minuti. Dopo l'esperimento, gli animali sono stati valutati per la loro risposta immunitaria e cioè per la capacità del corpo di distruggere i tumori. I risultati hanno mostrato che nel gruppo "imposizione", globuli bianchi e cellule immunitarie hanno raddoppiato la loro capacità di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Secondo il biologo, questi risultati escludono l'ipotesi che il successo del trattamento è il risultato di suggestione psicologica. "Non so ancora distinguere se l'energia che agisce nel Reiki è di tipo magnetico, elettromagnetico o elettrico. Gli articoli che descrivono la natura sottile dell'energia trovano spiegazioni nella fisica attuale". Secondo lui, questa energia produce onde fisiche, che rilasciano un ormone in grado di attivare le cellule di difesa del corpo. Non vi sono state, inoltre, differenze significative nei gruppi che non avevano ricevuto il Reiki. La squadra ha iniziato ad analizzare gli effetti del Reiki negli esseri umani. Lo studio non è ancora completo, ma lo psicologo ha detto che il primo gruppo di 16 persone, ha già mostrato risultati positivi. "I risultati suggeriscono un miglioramento, per esempio, nella qualità della vita e nella riduzione dei sintomi di ansia e depressione." Il lavoro è parte della sua tesi di dottorato presso l'Università Federale di São Paulo nel 2013 (Unifesp).

Il Reiki per le donne operate di cancro al seno

Visto che sono una donna operata di tumore al seno, inserisco questa parte dedicata proprio alle pazienti oncologiche che hanno subito una mastectomia. Come suggerisce la fisioterapista (e reikista II Livello) Monica Bianchini di Grosseto, le donne colpite da carcinoma mammario che si sottopongono ad un intervento di mastectomia vanno incontro a più problematiche nella fase post-operatoria. In primo luogo, durante l'intervento, vengono asportati in parte o completamente i linfonodi del comparto ascellare, questo provoca dei danni permanenti nella circolazione linfatica nell'arto superiore interessato. Nei mesi e a volte negli anni seguenti, la paziente può riscontrare una deficienza nella circolazione linfatica con un conseguente linfedema (braccio gonfio ed edematoso), e a volte dolore all'arto. Altra conseguenza dell'intervento di mastectomia è la cicatrice che rimane, il tessuto connettivo e il derma subiscono un danno che rende il tessuto fibrotico, poco elastico e non sono rare le aderenze cicatriziali. Tutto questo spesso crea difficolta' nella mobiltà articolare, con una perdita del range di movimento della spalla, in alcuni casi anche di notevole entità. Per tutte queste conseguenze, in ambito fisioterapico, esistono varie tipologie di intervento (linfodrenaggio manuale o meccanico per ridurre l'edema e kinesi terapia passiva e attiva per il recupero della mobilità dell'articolazione scapolo-omerale. In tutti questi casi il fine dei vari trattamenti medici o fisioterapici è quello di ripristinare un equilibrio perduto nell'organismo, ed è qui che si inserisce benissimo una tecnica come il Reiki. Funzione principale del Reiki, come ben sanno tutti coloro che lo praticano e lo conoscono, è il Riequilbrio energetico. Il Reiki quindi rappresenta un valido ed importante aiuto nel processo di guarigione psico fisica delle pazienti che si trovano a dover affrontare questo percorso. Sarebbe auspicabile trovare nei reparti ospedalieri personale che pratica questa tecnica, che come sappiano nella sua funzione di riequilibrio ottiene più risultati: diminuzione del dolore, miglioramento dei processi metabolici tessutali e non ultima ha la capacità di regalare serenità in persone molto provate dalla malattia.

La storia di Michael McCarty paziente oncologico dell'Indiana con un tumore alla gola.

Il Reiki negli ospedali
Da molti anni ormai il Reiki viene utilizzato con successo in numerosi ospedali e strutture sanitarie di tutto il mondo. La sua efficacia è stata testata nella terapia per alleviare ansia, paura e depressione nei pazienti affetti da malattie oncologiche, risultando spesso utile anche nel diminuire gli effetti della chemioterapia.
In Italia il Reiki viene effettuato ai pazienti secondo tariffario del S.S.N. presso i seguenti ospedali: Centro di Medicina Psicosomatica dell’Ospedale S. Carlo Borromeo di Milano; Ospedale Versilia dell’Azienda Sanitaria della Regione Toscana; Policlinico di Roma.
Vi è da segnalare inoltre la significativa esperienza del C.O.E.S. (Centro Oncologico Ematologico Subalpino) dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Battista di Torino Ospedale Molinette. Qui dal 2003 un progetto pilota sta svolgendo un’indagine, in collaborazione con il personale medico, sull’efficienza dei trattamenti Reiki nell’accompagnare dei malati oncologici nel corso delle diverse fasi della malattia. Il paziente è seguito da un’equipe composta di differenti figure professonali: un medico, uno psicologo, il personale infermieristico, gli operatori Reiki dell’associazione Cerchio di Luce. Il progetto sta incontrando un vasto consenso fra i pazienti e dal 2005 i trattamenti di Reiki sono inseriti nella Guida ai servizi aziendali e territoriali COES e sul sito ufficiale reteoncologicapiemontese.it dell’Ospedale Molinette di Torino.
Qui di seguito uno stralcio dall’articolo, che parla dei risultati raggiunti al termine della prima fase di sperimentazione (visto il successo il progetto è stato rinnovato), apparso il 2 febbraio 2007 nella cronaca di Torino di “La Repubblica”: “(…) Dall’esperienza di altri paesi nel mondo, [il reiki] è arrivato negli ospedali anche in Italia ed è stato sperimentato tra i pazienti oncologici in un primo studio pilota effettuato al Coes, il centro oncologico delle Molinette. Il risultato è a dir poco sorprendente: il 98 per cento delle persone trattate con il Reiki ha dichiarato di averne tratto un beneficio psicofisico. La sensazione descritta è di un sensibile calo dell’ansia soppiantata da un effetto di rilassamento generale, accompagnato da una piacevole sensazione di calore e da un notevole miglioramento dell’umore. In una piccola percentuale (il 10 per cento) i pazienti hanno dichiarato di aver avvertito anche una riduzione del dolore. (…)”. Nella stessa data anche Torino Cronaca e La Stampa ne hanno parlato. Quest’ultima specifica che: “Lo studio effettuato sull’efficacia del Reiki (…) in integrazione alle terapie dei pazienti con neoplasie avanzate rivela che i 94 trattamenti esegiti hanno portato beneficio nel 98% dei casi. Il benessere è prodotto da un effetto di rilassamento, accompagnato da una piacevole sensazione di calore e da un notevole miglioramento dell’umore: lo stato emotivo di tranquillità in alcuni casi si protrae anche per alcuni giorni dopo il trattamento. (…). Alcuni pazienti hanno riferito di aver notato un miglioramento della qualità del sonno. (…)”. Da notare che i risultati di ci sopra sono stati raggiunti con soli quattro trattamenti di Reiki per paziente.
Nel Reparto Oncologico dell’ospedale Cardinal Massaja di Asti è stata avviata nel 2008 una ricerca scientifica (approvata dal Comitato etico di Alessandria) sulla valenza dei trattamenti reiki per gli ammalati sottoposti a chemio o radioterapia. Da notare che il reparto, diretto dal primario Franco Testore, ha ottenuto, sesto in Italia, l’accreditamento all’eccellenza ed è stato segnalato tra i 5 migliori del paese per l’umanizzazione delle cure.
Il Progetto Ulisse ed il Progetto Me.Te.C.O., Medicine e Terapie Complementari in Oncologia presso l'Istituto Tumori di Milano.
Guarda il video realizzato all'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE ISG) di Roma, nel reparto di radioterapia dove si sperimentano tecniche Reiki in oncologia.
Il Reiki all'Ospedale di Ovada (Alessandria) ed all'Ospedale S.Paolo di Napoli.
Progetto Reiki: il tocco come empatia, attenzione ed energia presso l'Hospice Madonna dell'Uliveto di Montericco di Albinea (RE).

Interessante VIDEO sull'utilizzo del Reiki in una clinica di San Diego con donne operate di cancro ed un VIDEO sull'utilizzo del Reiki in un ospedale pubblico di Madrid

In Svizzera alcune assicurazioni e casse mutualistiche rimborsano i trattamenti di Reiki.
Negli U.S.A. il Reiki viene utilizzato nelle seguenti strutture ospedaliere:
  • Memorial Sloan-kettering Cancer Center – New York: l’ospedale propone il Reiki come terapia individuale per i degenti, a richiesta di questi ultimi. Nell’ospedale inoltre ci sono 6 dottori e 25 infermiere che usano Reiki. I corsi sono stati tenuti da Marylin Vega, che esegue trattamenti di Reiki ai malati, inclusi malati di cancro e trapiantati ai reni.
  • Manhattan Eye, Ear and Throat Hospital – New York: Marylin Vega esegue trattamenti Reiki pre/post operazione e a malati di ogni genere.
  • Women&Infant Hospital – Providence, Rhode Island.
  • Reiki Clinic nel Dipartimento di Oncologia, gestita da Ava Wolf e Janet Wing.001 401-727-3034- awawolf@home.com
  • Rhode Island State Nurse’s Association – Al suo interno si effettuano training di Reiki per infermieri.
  • Tucson Medical Center (TMC) – Arizona: dal 1995 si eseguono trattamenti Reiki ai pazienti nei loro letti, per opera di volontari. Il Reiki si è diffuso prima in Oncologia, e poi gradualmente anche negli altri reparti.
  • Portsmouth Regional Hospital – New Hampshire: il Reiki è offerto sistematicamente come servizio per i pazienti del reparto di Chirurgia dell’ospedale, da parte dei 20 membri formati al Reiki. Più di 400 pazienti hanno ricevuto trattamenti pre o post operazione dal 1997 ad oggi.
  • California Pacific Medical Center – North California – E’ uno dei più grandi ospedali della California. Al suo interno usa molte medicine complementari, tra cui il Reiki. Programma gestito da due medici, Dr. Mike Cantwell e Dr. Amy Saltzman con successo: la lista di attesa è spesso sopra i 100 pazienti. I pazienti che reagiscono bene ai trattamenti di Reiki partecipano ad un corso di Reiki in modo da continuare ad auto-trattarsi, liberando il personale interno all’ospedale che può così trattarne altri.
  • University of Michigan Medical School: Mary Lee Radka, infermiera, gestisce i corsi di Reiki all’interno dell’ospedale destinati a infermieri ed allo staff ospedaliero. Nell’ospedale è usato il Reiki, tra l’altro anche nel pronto soccorso.
  • Ospedali del New England (USA): più di una dozzina di ospedali della regione hanno formato il loro staff al Reiki e lo applicano come cura complementare.
  • Columbian Presbyterian Medical Center – New York: il Dr. Mehmet Oz, noto cardiochirurgo, si fa aiutare da Julie Motz (operatore Reiki) durante le operazioni a cuore aperto ed i trapianti di cuore con ottimi risultati sul decorso post-operatorio.
  • Marin General Hospital – Marin, California: Julie Motz (operatore Reiki) ha sperimentato Reiki durante le operazioni (ad. es. mastectomia) con ottimi risultati.
  • Albert Einstein Healtcare Network – Philadelphia: True Gala conduce ricerche scientifiche sull’efficacia del Reiki in casi di AIDS avanzato
  • Dana-Farber Cancer Institute – Boston: le cure complementari (CAM), tra cui Reiki, sono state integrate alle normali cure oncologiche.
  • Warren Grant Magnuson Clinical Center of the National Institutes of Health (NIH): Ann Berger, responsabile del Pain and Palliative Care Service (Servizio Dolore e Cure Palliative) dell’ospedale, nel 2000 ha introdotto il Reiki con successo in quest’ambito.
Ah, dimenticavo....se vi volete fare 2 risate potete leggervi pure questa sequenza infinita di baggianate e inesattezze. Da Reikista è una lettura molto divertente.......: Reiki: mani miracolose

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