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giovedì 22 giugno 2017

Lavoratori autonomi e malattia: la storia di Ilaria Benecchi

Quando un acquario ascendente gemelli incontra un cancro. Il mio nome, dopo quello di bastian contrario che mi sono conquistata fin da piccola, è Ilaria. Ho 43 anni e lavoro come traduttrice. Sono socia attiva di ACTA, un’associazione che si occupa della difesa dei diritti dei professionisti indipendenti. Conoscevo da tempo la lotta di Daniela Fregosi, alias Afrodite K, e certamente questo è stato uno dei motivi che mi ha spinta a impegnarmi con ACTA. Tuttavia, mai avrei immaginato che la mia strada si sarebbe incrociata in questo modo con quella di Afrodite K, ma si sa che la realtà supera sempre l’immaginazione.
 
A fine 2016, a 42 anni, mi hanno diagnosticato un cancro al seno. A quell’età avevo circa il 2,5% di possibilità di ammalarmi. Nell’arco di pochi giorni, la mia routine e le mie piccole certezze sono state completamente rivoluzionate. Ero sempre in ospedale per esami e visite e in più, non essendo esattamente una paziente mansueta, ho iniziato a pormi domande e documentarmi, passando nottate insonni a leggere i protocolli medici sul cancro al seno, analizzando i dati del registro tumori e molto altro ancora. Non certamente per sostituirmi ai medici, ma per capire in che situazione mi trovassi e che margine di azione avessi.  Ammalata di cancro sì, ma passiva no.
Nel frattempo era necessario continuare a lavorare, anche se il tempo a disposizione per farlo era drasticamente ridotto (per non parlare della lucidità): il mio fatturato ha iniziato a calare progressivamente, fino all’interruzione dell’attività lavorativa in prossimità dell’intervento e nelle settimane seguenti, dedicate a medicazioni, controlli e terapie oncologiche.
I numeri della mia cartella clinica parlano chiaro: nell’arco di pochi mesi sono stata in ospedale circa 60 volte. In più sono stata dal medico curante 9 volte, all’INPS e al patronato 8 volte, ho passato parecchie ore al telefono con operatori INPS e molte altre a leggere testi per approfondire ulteriormente i temi della malattia e del lavoro autonomo.
A fronte di quasi 20 anni di versamenti contributivi, per un importo di alcune decine di migliaia di euro, a quasi 6 mesi dall’intervento chirurgico ho incassato dall’INPS 26€. Ne sto aspettando ancora qualche centinaio.
Nel frattempo è arrivato giugno, e il caldo vento estivo, insieme a splendidi colori, gusti e profumi, ha portato con sé le prime scadenze di imposte e contributi.
Ho ricominciato a lavorare ormai da parecchie settimane ma non riesco ancora a sostenere i miei ritmi lavorativi abituali e il calo di fatturato e di liquidità si fa sentire.
Ci sarebbe davvero tanto da dire ma proverò a sintetizzare la mia esperienza di cancro e lavoro autonomo così:

COSA MI DISPIACE
Mi dispiace sapere che l’esiguità delle tutele economiche si aggiunge alle incertezze di una malattia oncologica: so bene che se dovessi avere una recidiva o delle metastasi non riuscirei a essere economicamente indipendente.

COSA MI RENDE FELICE
Mi rende felice vedere che le lotte di ACTA, di Afrodite K e di tanti freelance e associazioni inizino a dare risultati sempre più consistenti: l’approvazione dello Statuto del Lavoro Autonomo è un passo decisivo in questo senso. Operativamente i vantaggi sono ancora limitati ma ci sono: ad esempio, se mi fossi ammalata con lo Statuto già in vigore, la mia situazione sarebbe stata meno critica, senza contare che la valenza simbolica di questo provvedimento legislativo è molto forte.

COSA SPERO
Spero che la mia esperienza possa essere utile per altri freelance e che non ci debbano essere più lavoratori con malattie gravi che, oltre al carico fisico e psicologico dovuto alla malattia, debbano subire l’incertezza dovuta alle tutele ridotte e talvolta quasi nulle a livello di welfare.

CONCLUSIONI
Diamo spazio alle proposte e alle azioni costruttive, facciamo rete e attiviamoci: c’è ancora tanta strada da fare. Fortunatamente a me piace molto camminare per cui il viaggio non mi spaventa, e poi farlo in buona compagnia rende le salite meno faticose.

6 commenti:

  1. Tanti auguri di pronta e totale guarigione - e non ho alcun dubbio in proposito - a Ilaria. Il suo atteggiamento concreto e positivo mi dà molta speranza che insieme, forse, davvero possiamo cambiare qualcosa. Parlo da traduttrice autonoma, diventata dipendente e sperando di tornare autonoma. Andrea Sylvia Deeg

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  2. Ciao Andrea, grazie per il tuo commento.
    Anche se il rischio maggiore è nei primi anni dopo la diagnosi, tendenzialmente ci si può dire "guariti" dal cancro dopo circa 20 anni, ma io sono abituata a vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo per cui vivo questa situazione in modo relativamente sereno.
    Certamente insieme si può cambiare qualcosa: basta guardare i primi risultati delle lotte di Afrodite K e di tutti coloro che da tempo lottano per cambiare situazioni che ritengono inique.
    In bocca al lupo per il tuo profilo professionale!
    Ilaria Benecchi

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  3. Buongiorno a tutti. Fa bene sapere che insieme si possono raggiungere degli obiettivi che tendono ad una forma di giustizia nella tutela di chi lavora e paga le tasse e con esse le casse di previdenza. E' un'anomalia che vi siano cittadini di serie A e cittadini di serie B cui non venga garantito lo stesso diritto e sostegno in caso di malattia.
    Daniela Z.

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  4. Purtroppo da sempre ci sono cittadini di serie A e di serie B: indignarsi è un primo passo, attivarsi in prima persona insieme permette di sentire davvero che qualcosa si può fare, in tutti gli ambiti.
    Nel frattempo ho ottenuto anche la parte mancante di indennità. Una dipendente INPS particolarmente efficiente ed empatica senza volerlo mi ha confermato per l'ennesima volta che anche il singolo può fare realmente la differenza.
    Ilaria Benecchi

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  5. Cara Ilaria ...UNA GUERRIERA.
    Grazie per le cose che hai condiviso.
    Un abbraccio

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  6. Grazie a te Daniela!
    Ilaria Benecchi

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