Tutto il mio più profondo affetto (e la mia rabbia) per Elisa Madonia che ha 63 anni, è malata di cancro e vive
nell’Illinois, negli Stati Uniti. Ha denunciato i suoi datori di lavoro
perché, dopo aver fatto richiesta di giorni liberi per potersi
sottoporre alla chemioterapia, è stata licenziata. L’azienda, la S37,
malgrado sapesse benissimo della grave malattia della
sua dipendente non ha avuto alcuna pietà ed ha deciso di lasciarla
disoccupata. Elisa, malata di cancro all’esofago, non chiedeva
nient’altro che più tempo per potersi curare e sottoporre alle
estenuanti sedute di chemioterapia e radioterapia.
venerdì 31 gennaio 2014
Risoluzione del Parlamento Europeo sulla protezione sociale dei lavoratori autonomi: e l'Italia che fa?
Dopo mesi di rabbia, delusione, senso di ingiustizia rispetto a come lo stato mi ha e mi sta trattando in quanto lavoratrice autonoma operata di tumore al seno, questa notizia qua mi mette almeno di buon umore. Lo sapevo da un pò che i lavoratori autonomi hanno meno diritti sociali rispetto ai dipendenti, ma da quando mi sono ammalata direi che c'ho sbattuta la faccia in pieno contro questa crudissima realtà. Il 14 gennaio 2014 il Parlamento europeo ha però approvato una risoluzione (purtroppo non vincolante) sulla protezione sociale per TUTTI, compresi i lavoratori autonomi. Fantastico che il titolo della risoluzione sia proprio questo: "Protezione sociale per tutti, compresi i lavoratori autonomi", l'hanno chiamato proprio così. C'è da capire adesso come si muoverà l'Italia rispetto agli inviti del Parlamento Europeo, ma intanto almeno il dito è puntato, qualcuno sta dicendo che esistiamo!!!mercoledì 29 gennaio 2014
Stare vicino ad una donna operata al seno: sembra facile.....
Se hai un'amica, una collega, una parente che è inciampata in un cancro al seno (ma del resto vale anche per altre malattie gravi), l'affetto e la voglia di starle vicino potrebbero non bastare. Azzeccare le cose più sensate da dire o da fare non è facilissimo. Io mi sono messa spesso nei panni di chi mi circondava e, tenendo presente come percepivo il cancro al seno prima che toccasse a me, ho capito quanto sia complicato e che non c'avevo davvero capito nulla (nemmeno con una mamma che se ne è beccata 3). A meno che tu non abbia una sensibilità molto raffinata ed una capacità empatica allenatissima (in quel caso non c'è bisogno di ricette e prontuari, basta che ti sintonizzi e saprai sempre come è meglio muoversi), e sei invece un essere umano imperfetto e fallace, qualche dritta da chi una situazione così la vive sulla propria pelle, magari può renderti le cose più semplici.lunedì 27 gennaio 2014
Protocolli personalizzati per curare i tumori al seno: ma fatelo davvero, però
Per il cancro al seno si fa un gran parlare di protocolli diagnostici e terapeutici sempre più personalizzati. Bene, cavolo..... mi sembra un'ottima notizia, no? Peccato però che questa personalizzazione sia quasi esclusivamente concentrata sulle caratterisitche biologiche del tumore, sui risultati del referto anatomo-patologico e sull'età della donna. Ma la parola personalizzazione viene da "persona". Che fine fa il resto della persona rispetto alla definizione dei protocolli, soprattutto terapeutici, da personalizzare?
giovedì 23 gennaio 2014
La ricostruzione delle tette bioniche: non si può dire sia una passeggiata ma prendiamola a ridere va.....
Anche questa è fatta. Andata anche la visita con il chirurgo di oncologica ricostruttiva. Nei giorni precedenti mi era montata un pò d'ansia perchè con il primo intervento ti crogioli nello shock dell'inconsapevolezza di ciò che t'aspetta, dal secondo in poi cominci a capire come funziona e ti agiti di più perchè sai già benissimo che la tendenza innata dei medici è farla facile, tanto le tette, la vita ed il lavoro mica se le sconvolgono loro....D'altronte che cos'altro possono fare, l'alternativa sarebbe preallarmare le donne dicendo esattamente tutto quello che c'è da dire (mooooolto più di quanto fanno) trovandosi poi a gestire orde di femmine isteriche. Comunque ecco quello che mi succederà e che succede a moltissime donne tanto per far capire che il viaggio continua eccome e da lavoratrice autonoma continua la lotta per la sopravvivenza come paziente oncologica.......ma anche per sorridere un pò e per non trasformare il dramma in una tragedia.
Come mi prendo cura di me
Proprio perchè ero stata operata di tumore, proprio per questo, ho deciso che non volevo curare un male con altro male, sentivo che questa non poteva essere la mia strada. L'ho sentito fin dall'inizio in modo molto forte, da dentro. Ho, al contrario, desiderato di farmi e farmi fare tutto il bene possibile. Se uno non lo fa dopo un cancro, quale altra occasione deve aspettare? Già ero sulla buona strada perchè anche prima della malattia, conducevo una vita sana ed attenta al benessere psicofisico. Dopo la diagnosi ho iniziato semplicemente a farlo molto molto di più. Ecco quindi il MIO protocollo personalizzato. Lo chiamo protocollo, ma con il sorriso, non rappresenta in alcun modo un'alternativa terapeutica alla medicina ufficiale, è semplicemente il modo con cui mi prendo cura di me, non me ne frega nulla di convincere altri e di venderlo al resto dell'umanità, auguro solo ad ogni persona ammalata di poter trovare la propria strada.
lunedì 20 gennaio 2014
Quando una donna rifiuta la terapia: le riflessioni di un medico
Tutti i medici che ho incontrato, dal mio medico generico agli oncologi, tutti hanno utilizzato lo stesso disco, lo stesso messaggio, chi più chi meno: “Come medico non posso approvare la tua scelta di non fare la terapia anti ormonale”. All’inizio questo mi sembrava davvero normale, anzi, io stessa davo loro ragione. Certo che sì, un medico fa il medico, è lì per applicare i protocolli, no? Io la mia scelta l'ho presa e non è di questo che voglio parlare. Mi sembra invece molto interessante l'articolo che vi presento e che ho tradotto dall'inglese (grazie Oriana per la splendida dritta), scritto proprio da un medico, mi ha davvero offerto ulteriori spunti di riflessione. In realtà li offre proprio a tutti: a quelli che le terapie le fanno, ed a chi non le fa, ai medici ed anche a chi sta vicino ad un paziente oncologico. I medici stanno all’interno di un certo sistema, è vero, ma esiste un unico e solo modo esclusivo di stare dentro a quel sistema? Siamo, noi, e sono, i medici, così sicuri? Si può essere medici, ma esserlo in modo anche diverso? Forse sì……Magari per un medico un paziente che decide di non fare la terapia proposta potrebbe rappresentare una grande opportunità……..
sabato 18 gennaio 2014
Cosa succede quando un uomo incontra una donna che è stata operata di tumore al seno?
Ultimamente mi sto interrogando su come un uomo si ponga rispetto ad una donna operata al seno. Non sto parlando dei partner che già da prima conoscevano le proprie donne che poi si sono ammalate. No, mi riferisco ad uomini che possono incontrare per la prima volta una donna che si è operata di cancro al seno. Mi sono divertita a ricercare materiale sul tema delle reazioni di tipo affettivo-sessuale di uomini e donne nei confronti di un tumore al seno. Interessanti i risultati…….
giovedì 16 gennaio 2014
La verità, vi prego, la verità sulla Terapia Ormonale
"La terapia ormonale non modifica la qualità della vita".Questo è il disco rotto che molto spesso mi sono sentita dire dai medici che definiscono la Terapia anti-ormonale come un semplice anticipo della menopausa. Mi sto riferendo al modo con cui in genere gli oncologi assegnano questa terapia adiuvante alle pazienti che presentano una caratterizzazione del proprio tumore in termini di sensibilità agli ormoni (espressa con una % diversa per gli Estrogeni e per il Progesterone). Per le donne non ancora in menopausa il protocollo più classico è Tamoxifene (1 pasticca al giorno per 5 anni, pare che lo vogliamo portare a 10 anni) + una puntura di Decapeptyl al mese per 2 anni. In questo post approfondisco aspetti strettamente comunicativi lasciando da parte ogni eventuale riflessione sull'efficacia della terapia in sè su cui non metto bocca non essendo un medico. Non mi soffermo neppure sulla mia decisione di non fare questa terapia dovuta a moltissime variabili. Qui voglio approfondire solo ed esclusivamente come viene presentata alle donne e se quello che viene detto è realistico e corretto.Una guida operativa per riuscire a comunicare con l'Inps
Nelle mie varie avventure per cercare di reperire informazioni sui diritti delle donne lavoratrici autonome operate al seno, mi sono dovuta scontrare ripetutamente con questi due tipi di difficoltà:
- entrare in contatto con l'Inps senza dover uscire di casa e fare code interminabili a patronati o all'Inps stessa (se sei malata, magari non ti senti un fiore, no?)
- avere informazioni il più possibile attendibili dall'Inps
- entrare in contatto con l'Inps senza dover uscire di casa e fare code interminabili a patronati o all'Inps stessa (se sei malata, magari non ti senti un fiore, no?)
- avere informazioni il più possibile attendibili dall'Inps
Ecco qualche suggerimento per riuscire a rimanere a galla in questo mare tempestoso.
Iscriviti a:
Post (Atom)






